La recente sentenza di assoluzione nell’ambito del processo a carico di Maurizia Tolu ha sollevato diversi interrogativi sulla sua presunta partecipazione alla coltivazione di marijuana. Non sono emerse prove concrete che la donna avesse un ruolo attivo nel reato, nonostante alcuni familiari fossero coinvolti nell’attività illecita. Il terreno dove erano state trovate le piante distava diversi chilometri dalla sua residenza a Mores, rendendo plausibile la sua estraneità alla questione.
Il processo era nato da un’indagine che aveva coinvolto la colonia penale di Mamone, con diversi arresti nel 2020 per peculato, ricettazione e coltivazione di marijuana. Maurizia Tolu era una delle due indagate sottoposte a misura cautelare per coltivazione di stupefacenti, ma la sua difesa è riuscita a dimostrare la sua innocenza durante il dibattimento.
Le accuse erano state supportate da intercettazioni telefoniche e ambientali, ma l’avvocato difensore Antonio Secci ha saputo destrutturarle con successo davanti alla giudice Sara Pelicci. Secci ha ribadito che la sua assistita non aveva avuto un ruolo rilevante nelle attività illegali contestate.
Il pubblico ministero Andrea Giganti aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione, ma il giudice ha accolto le argomentazioni della difesa e ha assolto Maurizia Tolu con formula ampia. La sentenza ha quindi sancito la sua innocenza e ha chiuso una vicenda che ha tenuto in sospeso la comunità di Sassari per diverso tempo.
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