SASSARI. Un foglio giallo, poche righe scritte in stampatello e un messaggio che pesa come un macigno. In questi giorni di festa, tra i corridoi del reparto di Patologia Chirurgica delle Cliniche Universitarie di Sassari, è apparso un messaggio anonimo che sta facendo riflettere pazienti, familiari e personale sanitario. Non è un atto di vandalismo, ma una lettera aperta carica di dolore, dignità e denuncia, lasciata da chi, in quelle corsie, ha visto spegnersi il proprio padre.
La denuncia: “Non era carenza di proteine, ma il cuore”
Il testo si rivolge direttamente ai medici con una critica tecnica e umana sferzante. L’autore del messaggio punta il dito contro quella che ritiene essere stata una sottovalutazione dei sintomi: “Ai signori medici: ‘forse’ dovreste approfondire un po’ di più i vostri studi”, si legge nella nota. Il riferimento è specifico: gambe gonfie e trasudanti in un paziente anziano che, secondo lo sfogo, sarebbero state scambiate per una carenza proteica anziché per un più grave scompenso cardiaco. “Un consulto cardiologico in più, fatto al momento giusto, potrebbe salvare una vita”.
L’appello all’umanità: “L’anziano che chiama non vuole disturbarvi”
Ma il cuore della lettera tocca le corde del trattamento quotidiano riservato ai degenti, rivolgendosi a infermieri e OSS. Il racconto tratteggia una realtà fatta di solitudine e attese interminabili. L’autore ricorda al personale che un paziente che chiama non lo fa per interrompere una pausa caffè o una conversazione tra colleghi, ma perché soffre, perché ha bisogno di essere girato nel letto dopo mesi di degenza, o perché ha perso la propria autonomia e dignità fisica.
“Chi sceglie questo lavoro deve avere amore per il paziente, non farlo sentire un peso… mio padre è entrato per una operazione di ‘routine’ e fino all’ultimo giorno ha creduto di poter tornare a casa”.
Un Natale amaro
La conclusione è un augurio che sa di monito: “Io vi auguro un Buon Natale […] perché per me e la mia famiglia non ci sarà più un Natale felice senza nostro padre. Amate il vostro lavoro”.
Il cartello, affisso in diversi punti della struttura, ha riacceso il dibattito sulla qualità dell’assistenza e sul rapporto medico-paziente all’interno del polo sanitario sassarese. Se da un lato il personale opera spesso in condizioni di cronica carenza di organico e stress, dall’altro emerge il grido di chi chiede che la “routine” ospedaliera non cancelli mai l’empatia e il rispetto per la vita umana.
Al momento non sono giunte repliche ufficiali dalla direzione dell’AOU di Sassari, ma il “foglio giallo” rimane lì, a testimoniare che dietro ogni numero di cartella clinica c’è una storia, una famiglia e, troppo spesso, un dolore che chiede solo di essere ascoltato.



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