La filiera del riciclo della plastica in Sardegna si trova in una fase critica, con un allarme che risuona forte anche nella provincia di Sassari. Quella che fino a poco tempo fa era una catena efficiente, oggi rischia di incepparsi a causa di una crisi nazionale che colpisce l’isola con maggiore virulenza. L’Assessora regionale all’Ambiente, Rosanna Laconi, ha espresso viva preoccupazione: il blocco degli impianti di riciclo a livello nazionale sta rallentando i ritiri e mettendo in difficoltà i centri di raccolta del Sassarese.
Il problema principale risiede nel costo: produrre plastica riciclata è diventato economicamente meno conveniente rispetto all’utilizzo di plastica vergine. Questa dinamica sta portando alla saturazione dei piazzali dei centri di selezione e comprensoriali, creando un collo di bottiglia per il materiale raccolto quotidianamente dai cittadini e dalle aziende della provincia di Sassari. I costi elevati di trasporto, una costante per la Sardegna, aggravano ulteriormente la situazione, rendendo l’isola particolarmente vulnerabile a interruzioni del servizio.
La complessità degli imballaggi e la necessità di separare materiali come PET, PP e HDPE, rendono il processo delicato. Un carico contaminato può diventare inutilizzabile, aumentando i disagi. L’Assessora Laconi ha chiesto con fermezza che Corepla e tutte le società coinvolte – dal ritiro al riciclo – garantiscano la continuità del servizio, in attesa di una posizione chiara da parte del Governo per salvaguardare un sistema essenziale per la sostenibilità del territorio sassarese.
Fonte originale e approfondimento: Sassaritoday



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