Ad Alghero, il nuovo impianto di trattamento della posidonia, fresco di inaugurazione martedì scorso, è già diventato il fulcro di un’accesa disputa politica locale. L’amministrazione comunale lo ha presentato come un traguardo epocale, atteso da anni per la gestione dei cumuli spiaggiati lungo la costa della Riviera del Corallo.
Tuttavia, il gruppo consiliare di Forza Italia non ci sta, definendo l’opera da circa 7 milioni di euro – finanziata con 5 milioni PNRR e 2 regionali – una “cattedrale nel deserto”. I consiglieri puntano il dito sulla presunta operatività minima della struttura, sottolineando la mancanza di un piazzale indispensabile per il deposito e la movimentazione della posidonia. Senza quest’area, sostengono, l’impianto non potrà trattare quantitativi significativi, compromettendone la sostenibilità economica senza un utilizzo più ampio.
Dall’altra parte, si precisa che una fase iniziale a regime ridotto è fisiologica per infrastrutture di questo tipo. I lavori per il piazzale mancante inizieranno a breve e dovrebbero concludersi entro luglio. Il modello di Alghero ricalca quello dell’impianto “gemello” di Quartu Sant’Elena, che ha visto una crescita graduale dei volumi trattati. Anche per la città si prevede un anno di “rodaggio” con un aumento significativo delle attività già dal 2027.
Fonte: Sassaritoday


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