La questione della Sardegna come possibile “isola del 41 bis”, con il trasferimento di centinaia di detenuti in regime di alta sicurezza, riaccende un dibattito cruciale che coinvolge anche Alghero. Il consigliere comunale Christian Mulas ha lanciato l’allarme, invitando a una riflessione “seria e responsabile” sul futuro del sistema penitenziario locale.
Alghero non può considerarsi marginale: la sua Casa di Reclusione è integrata nel tessuto urbano, e si trova vicina a Sassari-Bancali, che già ospita circa 90 detenuti in regime di 41 bis con prospettive di aumento. Mulas ricorda che l’istituto di Alghero fu un tempo un modello nazionale per la riabilitazione, con laboratori professionali e percorsi universitari in collaborazione con l’Università di Sassari. Negli ultimi dieci anni, però, questo modello si è progressivamente indebolito, con strutture smantellate e attività formative ridotte.
Il timore è che il carcere algherese perda la sua storica vocazione, trasformandosi in un semplice “contenitore”. Mulas esorta il Comune e l’amministrazione penitenziaria a rilanciare la funzione originaria dell’istituto attraverso nuovi investimenti in formazione, istruzione e tecnologie. Un carcere moderno e orientato al reinserimento, conclude il consigliere, può e deve diventare una risorsa per il territorio, generando occupazione e opportunità per la comunità algherese.
Fonte: Sassaritoday


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