BONORVA. Quel taglio dietro l’orecchio del proprio figlio che appena rientrato da scuola si lamentava e piangeva per il dolore l’aveva un po’ impaurita. Allo stesso tempo quella madre aveva cercato di ridimensionare l’episodio «perché non volevo sollevare un polverone». Il bambino, che all’epoca (era il 2014) frequentava la quarta elementare, aveva raccontato alla mamma cosa era successo a scuola: «Mi disse che la maestra Piera lo aveva preso per l’orecchio e trascinato fino al suo posto. Si era seduto e si era messo a piangere per il dolore. In un secondo momento lei si era resa conto di aver esagerato e lo aveva coccolato, gli aveva anche messo una crema all’aloe».

In aula, ieri mattina, la testimonianza di alcuni genitori dei bambini che all’epoca dei fatti frequentavano la quarta elementare nella scuola di Bonorva. Gli stessi che, durante una riunione convocata d’urgenza dalla dirigente d’istituto, appresero che nella classe dei loro figli erano accaduti episodi preoccupanti che avevano a che fare con presunte violenze fisiche e verbali. Alcuni avevano riferito i racconti fatti dai propri figli ed erano partite le indagini in seguito alle quali la maestra Maria Piera Sechi era finita a processo davanti al giudice Salvatore Marinaro per il reato di maltrattamenti. Attraverso le varie testimonianze raccolte, gli inquirenti hanno infatti ritenuto di avere in mano elementi sufficienti perché l’insegnante venisse rinviata a giudizio. «Mio figlio mi raccontò anche un altro episodio – ha detto in aula una mamma – mi disse che la maestra quando non riusciva a governare il caos in classe lanciava oggetti contro i bambini, oggetti anche pesanti. Mi riferì che una volta aveva mancato un alunno e gli disse: “Peccato, avrei voluto colpirti per spaccarti la testa, io sarei andata in galera ma tu avresti avuto la testa spaccata”. Lo raccontai ai carabinieri all’epoca».

Tra i testi anche il padre di un altro alunno che un giorno ingerì per errore della cancellina: «La maestra lo terrorizzò dicendogli che sarebbe morto». Una frase che, stando al racconto reso ieri in aula dal genitore, traumatizzò a tal punto il bambino da provocargli delle conseguenze molto gravi a livello psicologico: «Non voleva più tornare a scuola, non voleva andare a calcio, era spaventato. Diceva sempre di avere mal di pancia». Comportamenti che erano stati sottoposti all’attenzione di una neuropsichiatra infantile: «Il bambino non voleva più mangiare e fu anche ricoverato» ha aggiunto il padre.

Testimonianze che hanno dipinto un quadro di umiliazioni verbali e fisiche in classe che l’avvocato difensore Gian Marco Mura ha cercato di smontare nel controesame dei testi. In particolare il legale si è concentrato sul fatto che alcuni bambini fossero particolarmente vivaci. Non per giustificare eventuali maltrattamenti da parte dell’insegnante ma probabilmente per inquadrare il clima

di esasperazione che si respirava in classe in quel periodo e anche per sottolineare gli aspetti caratteriali di qualche alunno.

Il processo è stato aggiornato a febbraio quando saranno sentiti altri genitori e poi saliranno sul banco dei testimoni anche gli ormai ex alunni.

fonte: La Nuova Sardegna