SASSARI. «Lunedì notte hanno usato spranghe e catene per regolare i loro affari di droga, ma la prossima volta in mezzo alla strada potrebbero saltare fuori coltelli o addirittura pistole e noi che abbiamo ancora il coraggio di vivere qui possiamo solo sperare che capiti quando siamo già barricati dentro casa con le porte e le finestre chiuse».

Due giorni dopo la mega rissa che lunedì notte ha visto fronteggiarsi sassaresi e nigeriani davanti a un circolo privato, probabilmente per problemi legati allo spaccio, i residenti del Corso lanciano per l’ennesima volta l’allarme sicurezza, ma in pochi hanno il coraggio di metterci la faccia.

«Non è semplice esporsi in prima persona» spiega una donna di 62 che abita poco più giù della farmacia Pisano e che a fine mattinata sta rincasando con i sacchetti della spesa. «Ultimamente si respira un’aria pesante qui al Corso – aggiunge la donna – la nostra paura è che i regolamenti di conti non siano finiti. Quasi ogni notte si sentono grida, bottiglie che si spaccano e richieste d’aiuto provenire dalla strada – conclude – ma non mi chieda cosa succede perché io ho paura anche ad affacciarmi».

Ieri mattina sul tavolo del sostituto procuratore Paolo Piras è arrivata una dettagliata relazione della polizia su quanto accaduto tre notti fa. Gli inquirenti stanno passando al setaccio diversi video girati durante l’aggressione e altre persone i prossimi giorni potrebbero aggiungersi all’elenco delle sei già identificate: due nigeriani e quattro sassaresi.

«È un problema che conosciamo bene» spiega Luca Pintus, uno dei soci della società che dallo scorso gennaio ha rilevato l’Hotel Vittorio Emanuele, l’albergo che si trova a dieci metri dal punto in cui tre sere fa sassaresi e nigeriani si sono affrontati con le catene. «Non posso dire che abbiamo paura – spiega l’albergatore – perché qui in hotel sinceramente non è mai capitato niente di grave, però se devo dire la verità la notte preferiamo mettere alla reception personale maschile. Solitamente – aggiunge Pintus – ai clienti consigliamo di non avventurarsi nella parte bassa del Corso dopo una certa ora e comunque per quello che vedo tutti i giorni – conclude Pintus – i problemi di questa via non possono essere attribuiti solo agli stranieri, ci sono anche tanti sassaresi che contribuiscono a creare disordini». All’origine degli scontri c’è quasi sempre la droga. «In città è tornata prepotentemente l’eroina – racconta Giuseppe Merella che con il suo circolo privato è uno dei punti di riferimento del Corso basso – il traffico è per lo più nelle mani dei nigeriani, lo sanno tutti, ma nessuno interviene. È vero che di recente le forze dell’ordine ne hanno arrestato qualcuno, ma il giorno dopo c’è già chi li sostituisce e continua a spacciare». Un anno fa qualcuno aveva tappezzato con decine di scritte contro i nigeriani i muri del centro storico. Joseph Azuka, rappresentante della comunità nigeriana in città, aveva chiesto che venissero cancellate. «Le generalizzazioni sono sempre sbagliate – spiega Azuka – sicuramente molti miei connazionali sbagliano,

ma non si può dire che tutti i nigeriani spaccino. Se il Comune mi darà una mano e un locale che ci accolga tutti – conclude il commerciante – sono pronto a organizzare un incontro per spiegare specialmente ai più giovani a rispettare le regole del paese che ci ospita».

fonte: La Nuova Sardegna