SASSARI. Tre ore di confronto, serrato ma decisamente amichevole, e un arrivederci a tra due settimane: troppe e troppo complesse le cose da discutere per chiudere in una giornata, troppe le informazioni da “processare” per andare avanti ancora. Non che Pasquale Taula, Salvatore Demontis e Graziano Mura fossero stanchi, anzi. Il confronto con i “commissari” di Palazzo Ducale era atteso da settimane, da quando la maggioranza del sindaco Sanna ha rischiato di saltare in aria sulla durissima mozione presentata da parte del Pd che dei vertici del consorzio industriale provinciale chiedeva la testa. Mozione discussa, emendata, bocciata dagli stessi proponenti, e alla fine arrivata sul tavolo della commissione bilancio, con seduti al tavolo alcuni dei firmatari del discusso ed esplosivo documento: il presidente Salvatore Sanna e l’attuale capogruppo del Pd Giuseppe Masala.

Ed è proprio Masala a sancire la “pace”: «La mozione rappresentava un momento politico ormai superato – spiega – rimangono i dubbi, che ho esposto, e su cui sono contento di aver avuto riscontri. Sono convinto che il consorzio dovesse dedicarsi da subito a rafforzare il suo core business, investendo nel depuratore e nella discarica e dedicandosi meno a progetti che vediamo essere ancora al palo. Sono però contento di aver appreso che i conti 2018 sono in ordine. E che alla fine gli investimenti richiesti si stanno facendo».

Davvero il massimo ottenibile viste le scorie ancora sul tavolo, con Taula che durante la lunga esposizione ha giocato di fioretto, ringraziando per le domande e dicendosi contento del confronto. E i commissari che da parte loro si sono ben guardati dall’affrontare gli argomenti più scivolosi, su tutti il licenziamento del direttore generale Luigi Pulina e la conseguente nomina del suo successore Salvatore Demontis. «Siamo convinti della bontà delle nostre azioni – è l’unica concessione sul tema di Taula – e le difenderemo in tutte le sedi opportune».

Per il resto si è parlato, e molto, di conti, progetti, sviluppo. Con il presidente, supportato dal direttore Salvatore Demontis, certo non intimorito dalle stanze di Palazzo Ducale, e il responsabile del settore Ambiente Graziano Mura, apparsi sempre in pieno controllo. «Fin dall’insediamento del nuovo management, ormai quattro anni fa – hanno spiegato – il “nuovo” Consorzio industriale ha adottato la politica tracciata dalla Regione che vede i Consorzi non più come meri gestori dei siti industriali, ma “strumenti strategici in tema di attrazione e localizzazione di nuove imprese e creazione di nuova occupazione”, razionalizzando costi e risorse. Per arrivare a questo impegnativo risultato, il Cip si è mosso su un doppio binario: da un lato ha pianificato una non semplice ristrutturazione interna, dall’altro ideando una serie di progetti alla base dell’industria del prossimo futuro. Cardine della strategia consortile è il Piano di riconversione e riqualificazione dell’Area industriale Sassari-Porto Torres-Alghero che per il 2017-2021 prevede interventi infrastrutturali per oltre 85 milioni, recepito dalla Regione che lo ha inserito nel dossier presentato al Mise insieme alla domanda per il riconoscimento dello status di Area di crisi complessa».

Focus poi sul progetto della realizzazione del deposito costiero di gas naturale liquido a Porto Torres: «Il Consorzio è in grado di procedere fin da subito all’indizione della gara per individuare l’operatore che realizzerà l’opera nell’ambito di un partenariato pubblico-privato – sottolineano Taula e Demontis – i fondi sono al sicuro». Molto lo spazio dedicato alla riorganizzazione interna. «Negli ultimi dieci anni il personale è quadruplicato. E sono state fatte scelte, figlie di tempi diversi, oggi assolutamente insostenibili. Da subito noi abbiamo messo in campo una strategia di riconversione e valorizzazione delle risorse interne. Il bilancio 2017 è un brutto bilancio. Ma l’azienda è solida. Abbiamo un conto patrimoniale di 10 milioni. Liquidità per 5 milioni. Nel 2018 siamo a +26% di fatturato e previsione di utile finalmente positiva. I ricavi stabilizzati e si aggirano sui 9 milioni 600mila euro. Certo i costi devono scendere. Prima di tutto portando quella “tensione al risultato” oggi assolutamente assente. Oggi nel consorzio nessun dipendente di fatto è assegnato a un settore. Una promiscuità che non può esistere e che non permette

di assegnare compiti e valutare la performance. In questa direzione va la questione Asa, la società partecipata del Consorzio. Entro l’anno il Cips assorbirà il personale della società in house. Le tensioni con i sindacati ci sono state, inevitabili, ma ora siamo sulla strada giusta».

fonte: La Nuova Sardegna