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Christian Solinas: «Con noi la Sardegna sarà di nuovo protagonista»

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Christian Solinas: «Con noi la Sardegna sarà di nuovo protagonista»

Date: May 26, 2019
Author: La Nuova Sardegna 7 Nessun commento

CAGLIARI. La matassa della Giunta l’ha sbrogliata e s’è messo al telaio della Sardegna che vorrebbe. Fino a tirar fuori un «unico filo d’orbace» che dia, o ridia, sostanza, vigore, modernità alla «nostra vera forza: l’identità». In sessantadue minuti Christian Solinas ha raccontato quello che vorrebbe accadesse da oggi fino al 2024. Saranno cinque anni in cui «farò tutto il possibile per migliorare la vita dei sardi». Senza mai fermarsi, neanche per bere un sorso d’acqua, il governatore ha letto la sintesi delle dichiarazioni programmatiche. Ha svelato i suoi buoni propositi, mettendoli in fila, uno dopo l’altro, e saldandoli assieme. Ha reso palese, nell’aula del Consiglio regionale, la convinzione che «il nostro popolo non vuole essere più oppresso», e quindi «attraverso voi e me chiede di essere difeso, e guidato verso la libertà e l’eguaglianza». Uscito dalla via crucis della Giunta, o meglio costretto a liberarsi dal peso della croce, il governatore ha proposto una risposta originale, così l’ha definita, «all’esigenza che oggi abbiamo di capire come vogliamo essere sardi nel mondo». Lo ha fatto facendo leva su cinque parole chiave: Sardegna, citata 59 volte, sardo o sardi, 42, identità, 39, Popolo, 11, e Nazione, quattro. È da questi fondamentali che Solinas è partito, oppure atterrato, quando ha parlato di una Regione che «va cambiata nel profondo, per ritornare a produrre un profitto indispensabile».

Secondo la sua immaginazione, il mutamento dovrà esserci dappertutto: dai trasporti al turismo, dall’urbanistica alla sanità, dall’economia al lavoro, dall’industria all’agricoltura, dall’insularità alla zona franca. Chiedendosi sempre: «Quale rapporto vogliamo ci sia da oggi in poi tra noi e l’Italia, tra la Sardegna e l’Europa, tra la Sardegna e il Mediterraneo, tra noi e la globalizzazione?». Per darsi, un attimo dopo, ogni volta la stessa risposta: «Non dobbiamo più accettare di essere periferia. Non possiamo più essere sudditi di decisioni centralistiche prese da poteri lontani e indifferenti». La Sardegna dovrà ritornare a essere protagonista, ma senza aspettare che la scossa arrivi da Oltremare. «Troppe cose – ha aggiunto – finora sono accadute senza che ci fosse da parte un progetto, così fra di noi s’è offuscata persino la speranza. È stata cancellata la prospettiva del futuro, abbiamo perso il diritto di sognare». Eppure – ha proseguito – «proprio questa drammatica situazione di stallo può diventare un fattore propulsivo e rivoluzionario, stimolo per un nuovo modo di dire e di fare, per un nuovo modo di rappresentare la Sardegna a noi stessi e agli altri». Basta, ha rimarcato il governatore, con «la politica di sopravvivenza e l’ordinaria amministrazione» che hanno provocato uno «stato di depressione, in cui troppo spesso ripetiamo fra noi non ce la facciamo, non ne usciamo, non c’è più nulla da fare». Ha così annunciato che lo Statuto ha 70 anni e va riscritto, attraverso l’Assemblea costituente del Popolo sardo, e reso più aggressivo per «dare maggioranza sostanza a quei diritti che finora ci sono stati negati». Oppure che la «Regione dovrà ritornare a programmare e indirizzare, mentre i poteri reali dovranno ritornare invece nelle mani degli Enti locali: sono e saranno loro i soggetti primari dell’Autonomia», proponendo anche la piena rinascita delle Province classiche, ridotate però di legittimazione popolare diretta e quindi scelte dagli elettori. Per poi parlare di sviluppo dopo aver ricordato che il «territorio è da sempre la nostra prima grande risorsa storico-archeologica, artistica, antropologica-culturale, ma anche agropastorale, ambientale e turistica». Ha confermato che ci sarà una nuova legge urbanistica in equilibrio fra difesa del paesaggio e rilancio dell’edilizia, fra regole certe per chi vorrà investire e massima semplificazione delle procedure. Anche l’industria dovrà avere una «parte significativa ma mai potrà essere inquinante», per poi però bocciare subito dopo «l’ultima sciagurata decisione di andare verso la chimica verde». Indispensabile sarà l’agricoltura, per «ridare il giusto valore economico e sociale all’economia rurale, una altra impronta della nostra identità». Così come turismo e trasporti dovranno essere «riprogrammati in parallelo», col primo finalmente «frutto di un Piano pensato e ritagliato sui territori» e gli altri «realizzati oltre i modelli finora conosciuti nel traffico aereo, marittimo e in quello interno». Non poteva certo mancare il capitolo dedicato alla sanità, e Solinas ha detto: «In questi ultimi cinque anni, c’è stata un’esasperata centralizzazione, con il risultato che il sistema non è stato più in grado di dare le risposte attese dai cittadini». Quindi, ci sarà una profonda rivoluzione, leggi azzeramento dell’Asl unica, per ritornare a «una diffusa sanità territoriale». Anche se «siamo al cospetto di una situazione economica e finanziaria inquietante, affossata da 320,8 milioni di disavanzo, ancora non coperto». La chiusura del governatore è stata questa: «È pur vero che su di noi pesano sentimenti di sfiducia per il carico di esperienze negative del passato, ma abbiamo il dovere di credere nel cambiamento, nella volontà e nella forza del Popolo sardo, abbiamo davanti progetti e programmi, c’è tanto da fare e il nostro impegno sarà totale. Noi vogliamo che da oggi cominci una rivoluzione politica non più avvertita soltanto come esigenza

ma come operazione concreta, non come lamento individuale ma come operazione collettiva». Infine, gli immancabili «che Dio ci aiuti» e Fortza paris fra gli applausi a scena aperta della maggioranza e i commenti perplessi dell’opposizione: «Troppa filosofia, zero progetti».


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/05/10/news/christian-solinas-con-noi-la-sardegna-sara-di-nuovo-protagonista-1.17814527

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