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Boss mafioso: «Ho diritto alla libertà»

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Boss mafioso: «Ho diritto alla libertà»

Date: May 27, 2019
Author: La Nuova Sardegna 15 Nessun commento

SASSARI. Il boss mafioso vuole uscire dal carcere di Bancali e il tribunale di sorveglianza gli nega la liberazione condizionale senza neppure dargli udienza. Per dirgli di no, è il senso della risposta dei giudici al detenuto, è sufficiente scorrere la sua lunghissima biografia criminale. Invece un secco “no”, anche se a un mafioso pluriergastolano sottoposto al duro regime carcerario del 41-bis riservato agli esponenti della criminalità organizzata, non è sufficiente. Ci vuole una udienza.

La Corte di Cassazione ha dato ragione a Giuseppe Madonia, 65 anni, esponente della famiglia palermitana alleata del clan dei corleonesi. Nei giorni scorsi la Suprema corte ha accolto il ricorso di Madonia contro il decreto del presidente del tribunale di sorveglianza di Sassari che nel luglio del 2018 aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di liberazione condizionale. Invece secondo i giudici della suprema corte la richiesta di Madonia merita un esame più approfondito. Il caso sarà presto riesaminato. Questo non significa che davanti a Giuseppe Madonia si spalancheranno le porte del supercarcere, ma il verdetto segna un punto a favore in una partita giudiziaria che il recluso 65enne ha avviato da tempo con istanze di scarcerazione regolarmente respinte.

Detenuto da 26 anni, attualmente recluso in regime di 41-bis nel carcere di Bancali, dieci mesi fa Madonia aveva riproposto al tribunale la sua richiesta di scioglimento del cumulo di pena esistente tra la condanna per associazione per delinquere di stampo mafioso e diverse condanne all’ergastolo. Il “cumulo” è un gravame giudiziario che sbarra l’accesso agli eventuali benefici concessi ai detenuti che abbiano espiato gran parte della loro pena. Avendo finito di scontare la condanna per associazione mafiosa, invece, secondo Giuseppe Madonia era invece arrivato il momento di sperare di uscire dal carcere.

L’impressionante certificato penale del detenuto ha invece spinto il presidente del tribunale ad affermare che Madonia si trovava in espiazione di un “reato ostativo”. Ma la Cassazione è di diverso avviso. Nell’accogliere il ricorso, la prima sezione ha affermato che il tribunale di sorveglianza ha preso la sua decisione in violazione del contraddittorio. «Il decreto – scrivono i giudici – è sostanzialmente privo di motivazione». La decisione avrebbe dovuto essere assunta dopo una udienza in camera di consiglio «come tutti i casi – chiosa il giudice estensore

Antonio Minchella – in cui, sussistendo i presupposti astratti della richiesta, va esaminata la fondatezza dell’istanza». Tra gli elementi che i giudici sassaresi dovranno valutare c’è anche l’eventuale perdita di legami del detenuto con il contesto della criminalità organizzata.


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/05/06/news/boss-mafioso-ho-diritto-alla-liberta-1.17812689

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