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Bimbo tetraplegico dopo il parto: assolto ginecologo delle Cliniche

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Bimbo tetraplegico dopo il parto: assolto ginecologo delle Cliniche

Date: May 19, 2019
Author: La Nuova Sardegna 76 Nessun commento

SASSARI. Dopo sette anni si conclude con un’assoluzione piena, perché “il fatto non sussiste”, il processo a carico del ginecologo delle cliniche universitarie di Sassari Pierpaolo Chiappe accusato di lesioni colpose gravissime e omissione in atti di ufficio e falso ideologico.

Il collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Lupinu era chiamato a decidere se Chiappe fosse o meno responsabile della tetraparesi di cui soffre, fin dalla nascita, un bambino di 7 anni dell’hinterland di Sassari. Per la Procura e per gli avvocati di parte civile Lisa Udassi e Marco Manca «a causa del ritardo con il quale si dava corso al taglio cesareo, l’imputato cagionò al neonato lesioni gravissime consistite in una malattia certamente o probabilmente insanabile consistente in un danno neurologico irreversibile per l’assenza prolungata di ossigeno».

Al ginecologo era stato contestato l’omesso monitoraggio delle condizioni del bambino in un lasso di tempo di 15/20 minuti proprio all’atto del trasferimento della partoriente dalla sala parto alla sala operatoria ed era stato accusato di aver ritardato il taglio cesareo.

Ma sentito in aula, Chiappe aveva contestato le tempistiche di quella sera e con i riscontri ricavabili dalla cartella clinica aveva precisato che non c’era niente che motivasse un cesareo urgente dato che il taglio era giustificato solo dalla mancata progressione del feto. Aveva anche aggiunto di aver garantito «un costante controllo e il contrasto di una sopraggiunta emorragia che se non tempestivamente risolta avrebbe potuto portare a conseguenze serie per la madre del bimbo».

Nell’udienza del 27 febbraio il pm Giovanni Porcheddu e il difensore del medico – l’avvocato Sebastiano Chironi – avevano concordato per l’assenza di responsabilità del ginecologo. Il processo ha sostanzialmente dimostrato che il monitoraggio attraverso il cardiotocografo e l’indicazione per il parto cesareo sono avvenuti nel rispetto delle linee guida e del timing fissato ormai dai protocolli così come la fase successiva al cesareo ha rispettato una tempistica del tutto congrua. Ma ciò che ancor più è stato acclarato è che quanto scritto nella cartella clinica a proposito di “una iniziale sofferenza fetale” e di “un tracciato cardiotocografico poco rassicurante” sono poi risultati dati che hanno portato alla contestata ipotesi di ritardo dell’intervento chirurgico. In realtà, quella diagnosi di “iniziale sofferenza fetale” è stata inserita “intraoperatoriamente”, una volta cioè effettuato il parto con la constatazione della presenza di liquido tinto (mai prima di allora neppure percepito). Mentre il “tracciato poco rassicurante” era riferito a un’annotazione in cartella fatta da un altro medico ore prima quando prudenzialmente si erano chieste sacche di sangue.

«È la fine di un incubo vissuto però con la consapevolezza di aver fatto scrupolosamente il mio dovere – è stato il commento di Chiappe – nel rispetto di linee guida e protocolli senza mai mettere

a rischio la salute della mamma e del nascituro. Solo esposto, come tutti i ginecologi, all’imprevedibilità dell’evento visto che dietro il parto, da sempre, possono celarsi insidie non prevedibili e, di conseguenza, da non potersi fronteggiare e risolvere». (na.co.)


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/03/13/news/bimbo-tetraplegico-dopo-il-parto-assolto-ginecologo-delle-cliniche-1.17784595

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