SORSO. La guerra tra le divise verdi finisce in tribunale. Nei giorni scorsi il giudice Giovanna Maria Mossa ha ordinato al comandante dei barracelli di Sorso, Giuliano Spanu, di reintegrare nella compagnia il suo ex vice, Pietro Simula, degradato nei mesi scorsi senza motivo. Ora il Comune, contumace durante il procedimento, dovrà rilasciare i documenti.

La storia. Le acque della compagnia, agitate già da tempo, si sono fatte tempestose all’indomani del rinnovo del comandante della compagnia. È il 26 ottobre del 2017 e il consiglio comunale vota la riconferma di Giuliano Spanu senza problemi di sorta. A quel punto tra gli uffici comunali e della compagnia comincia il solito iter per la consegna dei nuovi patentini ai vari barracelli. Un lavoro che doveva essere facile perché si trattava soltanto di riconfermare tutto il pacchetto dei volontari. E invece le cose si mettono male quando l’ex vice comandante, Pietro Simula, componente della compagnia con questo grado dal 1999, si ritrova davanti un’amara scoperta: nel suo tesserino sparisce il grado di vice e appare quello di maresciallo. In altre parole, l’ufficiale viene degradato.

In tribunale. Pietro Simula decide di non ritirare il tesserino e comincia un braccio di ferro che andrà avanti per mesi. Fino ad arrivare al 5 ottobre, quando il giudice Giovanna Maria Mossa mette la parola fine – sempre che qualcuno non ricorra in appello – a una vicenda che scuote dalle fondamenta la compagnia barracellare di Sorso. Pietro Simula, rappresentato dall’avvocato Gian Mario Fois, ha sostenuto che il provvedimento di degrado adottato dal comandante Spanu fosse del tutto illegittimo e quindi non giustificato da alcuna norma. Giuliano Spanu, rappresentato dall’avvocato Marcello Mura, ha contestato la fondatezza del ricorso con una serie di ragioni. Una tra tutte quella che, secondo la normativa regionale, la nomina della compagnia spettasse al consiglio comunale soltanto durante la prima costituzione. E che quindi per i successivi rinnovi l’assemblea civica dovesse limitarsi soltanto alla nomina del comandante che, a sua volta, secondo il ragionamento di Spanu avrebbe avuto il potere insindacabile di scelta dei componenti della compagnia.

Revoca illecita. Uno strapotere che però la legge non prevede. E che infatti il giudice rigetta spiegando: «Una volta costituita la compagnia (con delibera comunale) il potere di modificarla spetta solo al Comune che deve esercitarlo almeno sei mesi prima della scadenza, poiché, in assenza di una diversa manifestazione di volontà del Comune, la compagnia si rinnova automaticamente». Il comandante dei barracelli non aveva quindi alcun potere di modificare la decisione del Consiglio. «La revoca delle funzioni di ufficiale è del tutto illecita – scrive ancora il giudice nell’ordinanza del procedimento 1999/2018 – poiché effettuata in assenza di alcun potere previsto da norme e, in ogni caso, contraria al disposto degli articoli 8 e 9 della legge regionale che consentono solo al consiglio comunale di individuare il numero degli ufficiali

e più in generale i componenti della compagnia». Il giudice ha quindi disposto che il sindaco Morghen provveda al rilascio dei documenti e condannato il comandante Spanu alla rifusione in favore di Simula delle spese e la compensazione delle spese tra Simula e il Comune.

fonte: La Nuova Sardegna