OSILO. Quando l’alternanza scuola lavoro non si riduce a mero sfruttamento, magari solo per fare fotocopie o per lavare piatti in un ristorante, ma esalta e valorizza le competenze dei ragazzi, in una esperienza che davvero può rappresentare una ipotesi di lavoro futuro di alto profilo. È quanto è capitato a dieci ragazzi osilesi che frequentano alcuni istituti superiori di Sassari, e che hanno partecipato al progetto “La Corsa all’anello come patrimonio culturale e turistico di Osilo”, voluto dall’assessora al Turismo del Comune di Osilo, Patrizia Puggioni.

Un percorso di ricerca che è durato da giugno ad agosto, che ha consentito agli studenti di indagare segreti e aneddoti di quella che è la più prestigiosa tradizione osilese, e che è ora condensato in una pubblicazione in cui i ragazzi raccontano la loro esperienza e le loro “scoperte”. Tre i filoni su cui si è orientata l’attività dei giovani: la ricerca bibliografica sulle fonti scritte, con larghissima preponderanza delle annate della Nuova Sardegna a partire dal 1897; la raccolta di testimonianze orali di anziani che la Corsa all’anello l’hanno fatta o l’hanno organizzata; l’allestimento della mostra multimediale “La Corsa all’anello: nel cuore della storia”.

La data “spartiacque” per la ricerca dei ragazzi era il 1926, anno in cui il comitato della festa di Sant’Antonio presenta una richiesta di contributo, agli atti del Comune, dove viene indicata nel programma, fra le altre cose, la Corsa all’anello. La scommessa era quella di trovare riferimenti bibliografici più “antichi”, per far arretrare nel tempo l’origine di una manifestazione che ha tutte le caratteristiche per essere definita secolare. E i ragazzi hanno trovato moltissimi riferimenti bibliografici alla consuetudine degli osilesi con i cavalli. Come in Alberto Ferrero della Marmora, che parlando di Sant’Antonio nella prima metà dell’800, ricorda che “vi si celebra la festa con fiera e corsa di cavalli che attira molta gente, anche da Sassari”. Oppure Vittorio Angius, che nel 1833, a proposito degli osilesi sottolinea che sono “molto destri nel maneggio del cavallo”, o ancora Enrico Costa, nel 1913, secondo cui “gli osilesi amano ardentemente i loro cavalli, e sono fra i più destri nel maneggiarli”. Così non è un caso che Sebastiano Satta scolpisca nella sua ode “Ai rapsodi sardi”: “La mia terra cantate. E chi la gara/ vinca, si avrà in premio un bel poledro/ che Osilo domò, Osilo chiara/ altrice e domatrice di cavalli”.

Le cronache della Nuova Sardegna, poi, riportano tutti gli anni le notizie sulle numerose feste che si celebrano a Osilo, sempre con gare di cavalli, e sempre articolate per “cavalli osilesi” e “cavalli forestieri”. Già nel 1897, per San Sebastiano patrono dei pastori, “si prevede molto concorso dai paesi vicini e da Sassari”. Nel 1908, il cronista scrive che “in Osilo le corse rappresentano quasi una specie di religione e i giorni delle corse sono solennizzati più e meglio delle altre feste solenni”. La cosa curiosa, fanno rilevare i ragazzi nelle loro considerazioni, è che si parla sempre genericamente di “corse”, e mai di “corsa all’anello”, seppure nel ricordo degli anziani, della competizione all’anello parlavano già i genitori e i nonni, per cui, anche solo per mera aritmetica, la giostra equestre osilese

deve essere almeno ben più antica del 1926. Si tratterà, per quanto riguarda le fonti scritte, di cercare meglio, a partire dagli archivi comunali, per arrivare a quelli di Pisa o di Genova sulle tracce dei Malaspina, o di Madrid e Torino per quanto riguarda gli aragonesi e i Savoia.

fonte: La Nuova Sardegna