La rivoluzione fiscale in Sardegna potrebbe partire da un piccolo paese del Sassarese: Giave.

E da un gesto come quello del sindaco Maria Antonietta Uras, la stessa che pochi mesi fa era riuscita a far riaprire la stazione ferroviaria chiusa da anni per l’esiguo numero di passeggeri. Il 30 dicembre ha spedito una Pec a Roma, alla società Kuwait Petroleum Spa, e al gestore Q8 del distributore di carburanti sulla statale 131, che ha sede nel suo territorio.

Si trattava di una comunicazione per dire che dal 1° gennaio “la popolazione residente e le imprese giuridiche con sede legale nel territorio comunale usufruiscono dell’esenzione totale dell’Iva e delle accise sulla benzina, sul gasolio e sul petrolio, oltre a tutti gli altri beni di consumo trattati nel vostro punto vendita”. In pratica benzina e gasolio a 70 centesimi, per i residenti a Giave e per le imprese. Roba da trasferirsi lì immediatamente.

La lettera ha fatto il giro del web: molti hanno pensato a una bufala, tanti l’hanno commentata sui social. La Zona franca è argomento sensibile, in Sardegna. Ieri il sindaco è salito in auto e ha fatto il pieno di gasolio, pagandolo a prezzo pieno, naturalmente: 1,599 euro. Perché non sarà così semplice ottenere gli sconti.

“Tutti i residenti avranno una scheda carburante su cui segneranno l’importo pagato -, spiega il sindaco, – e successivamente potranno chiedere il rimborso o portarlo a compensazione con altri tributi”.

LA RISPOSTA – Nessuna reazione per ora dalla controparte. L’Agenzia delle entrate ha da sempre scelto la via del silenzio. Tra i commercialisti, accusati spesso dai responsabili del Movimento Sardegna Zona Franca di “poco coraggio”, la questione è discussa.

La linea è della massima prudenza. “I nostri clienti sono chiaramente interessati -, dicono, – e ci chiedono se è possibile non pagare l’Iva. Ma come facciamo a consigliare una cosa del genere. Cosa succederebbe di fronte ad un accertamento? Le leggi sono tante, spesso contraddittorie. Davanti a un’azione dello Stato i rischi sarebbero davvero tanti”.

Giave però ha deciso di andare avanti. Uras ha aderito da tempo alle iniziative del Movimento Sardegna Zona Franca secondo il quale già con le leggi vigenti (Trattato di Lisbona, Regolamento doganale e una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2017) è possibile sottoscrivere una dichiarazione di intento e passare a una fiscalità diversa.

Tra novembre e dicembre, con la sua Giunta ha approvato due delibere con lo schema di regolamento dei diritti speciali, definendo i confini della zona con la nuova tassazione e le merci che saranno soggette al taglio delle imposte.

Quindi lo ha comunicato ufficialmente a tutti i soggetti interessati, comprese l’Agenzia delle entrate, la Regione, l’Agenzia delle dogane. “La Sardegna è già Zona Franca dal 1948 -, sostiene il sindaco, – e a luglio lo ha confermato anche la Corte Costituzionale”.

fonte: L’Unione Sarda