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La Spagna approva in via definitiva la legge sull’amnistia agli indipendentisti catalani

La legge di amnistia per gli implicati nel processo secessionista in Catalogna, dal novembre 2011 al novembre 2023, è stata approvata oggi in via definitiva dal Congresso spagnolo. Il provvedimento che revoca il veto apposto dal Senato, ha ricevuto 178 voti a favore della maggioranza progressista Psoe-Sumar, sostenuta dai partiti nazionalisti baschi e catalani e regionalisti, e 172 contrari dei partiti di opposizione, il Partito Popolare, quello di estrema destra Vox e il deputato di Upn. La controversa normativa apre la strada al ritorno in Spagna dell’ex presidente Charles Puigdemont, riparato all’estero nell’ottobre 2017.

“Non è un buon giorno per la democrazia”. Lo ha affermato il leader del conservatore Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo, arrivando al Congresso per la seduta per l’approvazione definitiva della legge di amnistia per gli imputati nel processo secessionista catalano. “Oggi politici graziano politici”, ha detto da parte sua il portavoce parlamentare del Pp, Borja Semper. Mentre quello del Psoe, Patxi Lopez, ha sostenuto che la legge “apre un tempo nuovo di concordia perché ci sia in Catalogna un governo che si dedichi a risolvere i problemi della cittadinanza”.

Da parte sua, il portavoce parlamentare della Sinistra repubblicana catalana (Erc), Gabriel Rufian, ha affermato che, dopo l’approvazione, la normativa dovrà essere applicata dai giudici e prevede che “la via giudiziaria sarà complicata” per l’esecuzione della legge.

Per il portavoce del partito indipendentista basco EH-Bildu, Jon Inarritu, “oggi si approverà una legge eccezionale, di grande importanza, che annulla una grande ingiustizia provocata da una repressione eccessiva.” “E’ uno strumento necessario – ha aggiunto – per uno scenario migliore che tenti di risolvere il conflitto mediante la politica”. Sulla stessa linea il deputato del Partito nazionalista basco moderato (Pnv), Mikel Legarda, che ha difeso l’amnistia come “un’iniziativa politica” che non mette a rischio “né la separazione dei poteri” dello Stato, “né l’indipendenza giudiziaria, né l’uguaglianza degli spagnoli”. 

“Questa legge non è perdono né clemenza, è una vittoria. Una vittoria democratica e collettiva”. Così Miriam Noguera, la portavoce del partito indipendentista Junts per Catalogna, guidato da Carles Puigdemont, ha difeso in Aula l’approvazione dell’amnistia agli implicati nel processo secessionista catalano. “Non saremmo mai arrivati a questo estremo se lo Stato spagnolo fosse stato coerente” e non avesse “partecipato assieme al Partito Popolare alla repressione” del referendum unilaterale indipendentista, ha aggiunto. “Non siamo terroristi né delinquenti”, ha concluso fra le proteste dei deputati dell’opposizione del Pp e di Vox.

Il leader del partito dell’estrema destra Vox, Santiago Abascal, ha sostenuto nel dibattito in aula per l’approvazione della legge di amnistia che “è il peggiore atto di corruzione politica che abbiamo visto finora”. E ha rinfacciato al governo progressista di Pedro Sanchez di averla voluta per mantenersi al potere. “Non sappiamo se grazierà i suoi ministri, i suoi familiari o se Sanchez grazierà se stesso”, ha detto Abascal, che ha criticato all’esecutivo anche la crisi diplomatica con il presidente argentino Javier Milei e il riconoscimento dello Stato della Palestina, le critiche alla premier Meloni e l’invio di armi in Ucraina. 
   

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