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Rifiuti marini all’Asinara: strategie di monitoraggio dell’Università di Sassari

Concluso il progetto avviato dal dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali e dal dipartimento di Agraria Uniss di Sassari, finanziato dal fondo Po Feamp 2014-2020 per il monitoraggio dei rifiuti marini, i cosiddetti marine litter, effettuato nell’Area Marina Protetta dell’isola Asinara, che ha visto il coinvolgimento dei pescatori.

I dati raccolti durante i mesi di osservazione mostrano un totale di 74 segnalazioni: la maggior parte, pari al 54%, è stata effettuata tramite l’app “Sea waste finder”, mentre il 46% circa è stato effettuato utilizzando il dispositivo Garmin. Per quanto riguarda la tipologia dei rifiuti segnalati, il 36% è rappresentato da rifiuti in plastica, il 20% da multimateriale, l’11% da legno trattato. Il 31% è stato individuato perché imbarcato con l’attività di pesca, il 30% era materiale galleggiante, mentre il 13% era spiaggiato sulle coste o nelle aree circostanti.

Per quanto riguarda l’attuale stato del marine litter all’Asinara, in base alle segnalazioni Gps e all’analisi dei dati incrociati anche con un questionario sottoposto a 50 pescatori, dal progetto emerge che il 45% dei rifiuti marini di plastica e multimateriali ha come possibile provenienza le attività di trasporto marittimo. Ma anche altri fattori determinano la presenza di rifiuti nelle acque analizzate: la stagionalità, le condizioni meteorologiche e la dinamica delle correnti. I rifiuti marini con densità alta e medio-alta si trovano vicino ai porti di Porto Torres e Stintino e lungo la costa; bassi valori, invece, si registrano lungo l’area dell’Amp. Inoltre, rifiuti marini galleggianti sono stati segnalati anche sul versante occidentale e orientale dell’Isola dell’Asinara e al largo della costa.

Il progetto dell’Università di Sassari, svolto in collaborazione con l’Università di Ferrara e di Bucarest, Parco nazionale dell’Asinara, Flag Nord Sardegna, Capitaneria di porto turritana, le marinerie e i Comuni di Porto Torres e Stintino, Co.Pe.Ga Società Cooperativa A.R.L. di Porto Torres, Cooperativa Pescatori di Stintino e la società Innovyou Digital Tech Agency,  ha avuto come risultato la creazione di una strategia attraverso strumenti utilizzati per localizzare e monitorare il marine litter. Si tratta dell’app “Sea waste finder”, un dispositivo prototipo Garmin Gps fruibile anche in assenza di connessione internet e in condizioni meteo avverse e una “dashboard di amministrazione” per l’analisi dei dati, l’identificazione delle zone più vulnerabili all’inquinamento del mare dell’Asinara e, inoltre, un protocollo di monitoraggio e smaltimento dei rifiuti marini.

Pescatori raccolgono i rifiuti marini (foto concessa)
Pescatori raccolgono i rifiuti marini (foto concessa)

Pescatori raccolgono i rifiuti marini (foto concessa)

Dai rilievi effettuati è emerso che i rifiuti di plastica sono la componente dominante fra i rifiuti marini raccolti nell’area di progetto, da segnalare anche l’elevata abbondanza di mesoplastiche (frammenti di plastica che hanno dimensioni comprese tra 5 mm e 2.5 cm) nelle aree di Porto Torres e Rio Mannu, disperse non solo come rifiuti urbani ma anche come rifiuti industriali, con apporto di pre-lavorati dell’industria chimica. L’elevata abbondanza di pellets nelle spiagge nelle aree del Rio Manno e di Porto Torres è probabilmente dovuta ai 60 anni di produzione di materie plastiche nel Polo industriale e alla dispersione di questi pre-lavorati nell’ambiente. I risultati dell’analisi delle microplastiche hanno indicato invece una bassa percentuale di plastiche nelle aree di campionamenti dell’Isola dell’Asinara. Nell’area della Pelosa si osserva una buona diversità di plancton ma inferiore a quella osservata nelle aree di campionamento dell’isola dell’Asinara. Nell’area di Rio Mannu di Porto Torres, oltre ad osservare una maggiore percentuale e abbondanza di tipologie di plastiche, si rileva la quasi totale assenza di foraminiferi bentonici. Nel sedimento abbondano le microplastiche fibrose che sono quelle più pericolose per la salute umana. Per quanto riguarda la mesoplastica si osserva una grande variabilità di molecole plastiche, si evidenziano l’impiego di coloranti organici e la presenza anche di plastiche oggi proibite che si caratterizzano anche per lo sviluppo di patogeni.

Al convegno hanno partecipato, Giancarlo Muntoni e Vittorio Gazale, commissario e direttore del Parco Nazionale dell’Asinara, Massimo Onofri, direttore del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali Università di Sassari, Benedetto Sechi, presidente del FLAG Nord Sardegna, Giuseppe Cannarile, comandante della Capitaneria di Porto, Porto Torres, Massimo Mulas, sindaco di Porto Torres, e Rita Vallebella, sindaco di Stintino.

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