Palestre negate, scoppia il caos

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Due istituti non concedono gli spazi alle società: «Troppi rischi». Il Comune pronto allo scontrodi Giovanni Bua

11 Ottobre 2021

SASSARI. Un braccio di ferro durissimo è in corso da giorni tra Comune e dirigenti sull’utilizzo pomeridiano delle palestre scolastiche, e sta mettendo a rischio l’attività di centinaia di atleti. Su tutti quelli del volley, otto società cittadine, più di 500 iscritti e problemi quasi insormontabili per trovare un campo omologato in cui disputare gli oltre trenta campionati maschili e femminili di tutte le categorie che dovrebbero iniziare a breve. Un vero paradosso nell’anno della pallavolo, con le vittorie azzurre che attirano nuovi appassionati che rischiano però di fuggire immediatamente a gambe levate.Ma procediamo con ordine. A far “saltare il banco” dell’assegnazione delle palestre scolastiche cittadine alle società sportive sassaresi è stato il passo indietro di due dei due comprensivi più popolosi, il “Brigata Sassari” di via Mastino (quello che comprende la scuola media numero 12) e il “Pasquale Tola” di via Monte Grappa (con la media numero 3). Più di duemila alunni complessivi tra infanzia, primaria e secondaria di primo grado, divisi in una decina di plessi, sei palestre a disposizione e una delibera dei due consigli di istituto che, vista l’emergenza Covid, predica prudenza, e chiede in sostanza di sospendere la messa a disposizione pomeridiana delle palestre in attesa di una normalizzazione della situazione. Abbastanza per fare saltare in aria il calendario faticosamente messo in piedi dal Comune, e far saltare sulla sedia l’assessora Rosanna Arru. A creare maggiori problemi è la palestra principale del Brigata Sassari, quella di via Mastino. Una delle uniche due palestre comunali omologate (per una questione di altezze) per ospitare incontri di campionato di volley, insieme a quella di Li Punti, in una città che per lo sport più praticato nell’Isola (in provincia gli iscritti sono quasi 4mila) non ha uno spazio comunale dedicato. Palestra nella quale avrebbero dovuto giocare Orion, Junior, San Giuseppe e Torres.Ma non è solo la pallavolo ad andare in affanno. Negli spazi di via Togliatti e via Oriani, e di via Monte Grappa, via Genova e via Washington avrebbero dovuto trovare casa Uisp, pallamano, due società di karate, il basket. E, nonostante il tentativo di comprimere orari e spazi, trovare la quadra senza le sei palestre negate è di fatto impossibile.«La pratica e la promozione dello sport ha un posto importante nell’attività del nostro istituto – attacca la dirigente del Tola Maria Grazia Falchi – e abbiamo sempre aperto le porte, nonostante tante difficoltà, alle società cittadine. Il consiglio di istituto però, di cui faccio parte insieme a rappresentanti dei genitori, dei docenti e del personale Ata, e la cui decisione condivido e appoggio, in questo particolare momento storico ha deciso di fare una scelta prudente. Pronto a rivederla se il faticoso percorso di normalizzazione in atto dovesse continuare. Dispiace che si cerchi di scaricare i problemi di spazi per lo sport cittadino sulle spalle delle scuole, ma la nostra priorità resta tenere i nostri istituti aperti e al sicuro, e non mettere a rischio l’attività didattica». Sulla stessa linea Claudia Capita, dirigente del Brigata Sassari. «La nostra è una scelta temporanea, sofferta e molto ponderata. I controlli agli accessi dei nostri plessi sono rigorosi e i nostri ragazzi fanno lezione in mini-bolle, affrontando grandi sacrifici pur di poter frequentare in presenza. Abbiamo deciso che non è il momento di correre rischi, consci che stiamo chiedendo ai ragazzi l’ennesimo sacrificio, ma sicuri che sia la scelta migliore. Ai genitori che lamentano che i figli non possano fare attività sportiva nelle nostre palestre nel pomeriggio chiedo se preferirebbero vederli costretto a seguire le lezioni in Dad. Il nostro consiglio di istituto non ha avuto dubbi, è il momento della responsabilità e della prudenza».Discorsi che non fanno particolare presa a Palazzo Ducale, con il Comune pronto a richiamare all’ordine le due dirigenti, e i rispettivi consigli, citando una serie di leggi, regolamenti e disposizioni nazionali, regionali e comunali che impongono che “le palestre, gli impianti di gioco e gli impianti sportivi scolastici, compatibilmente con le esigenze dell’attività didattica, devono essere messe a disposizione di società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro”. E le due dirigenti, forti del mandato dei consigli di istituto che si preparano alla battaglia, sostenendo che l’emergenza pandemica di fatto “congela” l’obbligo e pronti comunque a programmare attività che rendano indisponibili i preziosi spazi.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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