«Una transizione vera che salvi i posti di lavoro»

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Partecipata assemblea nel piazzale della centrale elettrica di EP a Fiume Santo Uscire dal carbone e tutelare l’ambiente, ma servono nuove opportunità subitodi Gianni Bazzoni

10 Ottobre 2021

SASSARI. Transizione energetica, con una grande paura: che non sia solo una cosa per ricchi e finisca per collocare in fondo alla scala dei valori la tutela dei posti di lavoro. É questa la preoccupazione crescente che sta rimbalzando dentro le fabbriche e che – ieri mattina – si è materializzata in tutta la sua chiarezza nell’assemblea dei lavoratori dell’impianto Ep Produzione che dalle 7,30 alle 10 si è svolta nel piazzale della centrale di Fiume Santo. L’iniziativa è stata promossa dalle segreterie generali Cgil, Cisl e Uil di Sassari e ha visto la partecipazione dei regionali e dei coordinatori territoriali delle Federazioni di categoria dell’Industria e dei Servizi, ancge per fare chiarezza su come la vertenza si sta sviluppando in Sardegna e a livello nazionale. L’idea di mandare all’ammasso importanti settori di produzione si porta dietro, infatti, anche il rischio reale di cancellare con un colpo di spugna centinaia di posti di lavoro. A Fiume Santo per esempio si passerebbe da circa 400 a poco più di 30 unità, una logica che se replicata in altre realtà produttive raderebbe a zero i livelli occupazionali senza creare nel contempo nuove opportunità. Lavoratori e sindacati hanno chiarito la loro posizione: favorevoli all’abbattimento delle emissioni perchè è in quella direzione che si deve andare e la scadenza si avvicina, ma è un passaggio «che deve avvenire in maniera sostenibile, creando le condizioni per una riconversione economica e ponendo le basi per generare nuovi posti di lavoro. Di questo c’è bisogno.Una vera transizione, quindi, questo chiedono lavoratori e sindacati, per favorire interventi che mirano alla tutela dell’ambiente ma anche alla difesa degli apparati produttivi e dei posti di lavoro. Per Fiume Santo con l’operazione dell’uscita dal carbone, si guarda alle biomasse e al progetto ambizioso di candidare il polo energetico a sfruttare le opportunità che arrivano dall’idrogeno verde e dalle politiche innovative. Ma su tutta la partita pesa «il silenzio e l’assenza della Regione», chiamata in causa più volte anche per l’incertezza e la mancanza di un piano vero, capace di contrastare le affermazioni dei player nazionali in ordine ai possibili modelli di sviluppo e e trasformazione del settore energetico sardo. Per questo la richiesta dell’assemblea dei lavoratori e dei sindacati è quella di aprire un confronto immediato. Si va verso lo stato di agitazione che accompagnerà la mobilitazione dei lavoratori e se non ci saranno sviluppi positivi (nell’ascolto delle proposte e nel sostegno davanti al Governo) il passo successivo sarà quello dello sciopero.©RIPRODUZIONE RISERVATA

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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