Fan di Vasco Rossi truffati, due sassaresi dal gup

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Chiesto il rinvio a giudizio di un medico e un imprenditore accusati di essere i capi dell’organizzazionedi Nadia Cossu

10 Ottobre 2021

SASSARI. Sono centinaia le persone che nel 2018 videro andare in frantumi il sogno tanto atteso di assistere al concerto di Vasco Rossi “VascoNonStopLive”, a Bologna. Non poterono partecipare perché i biglietti che avevano acquistato online in realtà erano contraffatti, quindi non validi.A capo di quella che il sostituto procuratore di Bologna Luca Alfredo Davide Venturi (titolare dell’inchiesta) ha individuato come un’associazione a delinquere ci sarebbero il medico sassarese di 39 anni Francesco Dessole e l’imprenditore 38enne di Castelsardo Sergio Cirotto definiti nella richiesta di rinvio a giudizio come «capi, organizzatori, gestori e destinatari finali della maggior parte dei profitti dell’attività delittuosa». A novembre dovranno presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Bologna che deciderà se rinviarli o meno a giudizio per associazione finalizzata alla truffa, sostituzione di persona, contraffazione di marchio, concorrenza sleale e indebito utilizzo di carte di credito. Insieme a loro sono imputati anche Dino Nicoli, 42enne di Sandrigo (Vicenza) con il ruolo – per la Procura – di “interessato promotore” dell’associazione. E ancora, come “meri associati”, Gheorghe Lozovan, 45enne moldavo residente in provincia di Padova, Roberto Lotto, di 63 anni, di Albignasego (Padova), e Giorgio De Marchi, anche lui 63enne, di Sandrigo. Tutti insieme avrebbero consentito «la creazione di siti internet ingannevoli, l’utilizzo di domìni, account, conti correnti, carte prepagate e schede telefoniche, anche con intestazioni non corrispondenti agli effettivi utilizzatori, oltre a conversioni in bitcoin». In alcuni casi sarebbero stati trasmessi, tramite corriere, «alle persone truffate 1357 falsi buoni a certificare l’apparente riuscita dell’operazione di acquisto dei biglietti procrastinando in questo modo la scoperta dell’organizzazione criminale».Per l’accusa sarebbero stati proprio Dessole e Cirotto (difesi in questa intricata vicenda giudiziaria il primo dall’avvocato Luigi Conti e il secondo da Gianluigi Poddighe e Luca Sirotti) «i destinatari finali di ingenti profitti corrispondenti al valore di importanti somme di denaro provenienti dalle truffe consumate che giungevano in forma di criptovaluta “Bitcoin”».L’inchiesta era partita in occasione del tour “Non stop live 2018”. Molti fan, dopo avere atteso a lungo l’appuntamento con il Blasco, avevano dovuto fare i conti con una bruttissima sorpresa. I ticket acquistati e pagati – secondo la loro convinzione – su siti ufficiali gestiti dalla Best Union Company Spa (la società bolognese titolare del sito internet vivaticket.it e addetta in esclusiva alla vendita) non erano risultati validi.La scoperta il giorno del concerto: avendo ricevuto tramite corriere il “Qrcode” da presentare per il ritiro, molti avevano capito che ai varchi non c’era alcuna biglietteria e che quel codice che avevano in mano non era valido. La Best Union Company era stata sommersa di segnalazioni di protesta da parte di utenti truffati, erano fioccate le denunce alla polizia postale ed era cominciata una delicata indagine tecnica nel corso della quale erano stati individuati otto siti “cloni”, creati appositamente (con lo stesso marchio grafico di quello ufficiale) pubblicizzando il simbolo registrato “Vivaticket”. Una frode che, come accertarono all’epoca gli investigatori, avrebbe fruttato 500mila euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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