«O fai sesso con me o faccio rapire tua figlia»

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Un 76enne di Ittiri a giudizio per tentata violenza sessuale ai danni di una 34enne La presunta vittima: diceva che avrebbe buttato l’acido addosso ai miei bambini di Nadia Cossu

07 Ottobre 2021

SASSARI. I figli usati come arma di ricatto: «Se non vieni a letto con me mando qualcuno nella scuola di tua figlia e la faccio rapire e violentare». E ancora, in un’altra occasione: «O fai sesso con me oppure butto l’acido addosso ai tuoi figli». Fino a quando la donna, una 34enne, non si è rivolta alla polizia per denunciare l’autore di quelle minacce. A finire a processo con l’accusa di tentata violenza sessuale è stato un 76enne di Ittiri, difeso dall’avvocato Patrizia Marcori. Ieri mattina, davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) è stata sentita la presunta vittima. La donna, rispondendo alle domande del pubblico ministero Angelo Beccu, ha raccontato ai giudici come conobbe quell’uomo. Lei, madre di quattro bambini, cercava lavoro e aveva trovato un annuncio sul giornale “L’Occasione”. «Una persona aveva bisogno di una badante che si prendesse cura della casa. Chiamai al numero indicato e parlai con un uomo che mi spiegò cosa avrei dovuto fare. Prima di accettare mi sono informata attraverso alcune conoscenze per sapere se era una brava persona. Mi portò a Ittiri per vedere la casa ma capii subito che le sue intenzioni erano altre e allora decisi di non accettare più il lavoro». E a quel punto sarebbe iniziato il calvario. «Mi seguiva a casa, mi chiamava in continuazione e mi mandava messaggi a tutte le ore, anche se io non rispondevo. Mi scriveva che era innamorato di me, che io avevo bisogno di soldi e che dovevo accettare il lavoro e fare l’amore con lui perché avevo 4 figli e lui mi avrebbe pagato bene». La 34enne ha spiegato che a un certo punto lo aveva anche bloccato sul cellulare: «Mi aveva minacciato: “già vedrai cosa ti farò”. Una sera l’ho visto passare sotto casa mia e l’indomani mattina ho trovato nell’ingresso un cane morto, strangolato. Poi un biglietto con il nome mio, quello dei miei figli e una bottiglia di acido. Mi diceva che seguiva i bambini a scuola: “tua figlia non la vedi più, la vedrai distrutta, le butterò l’acido addosso”. Un periodo non andavano nemmeno più a scuola per la paura». Nel controesame l’avvocato Marcori ha sollevato dubbi sull’attendibilità della donna, che a sua volta è stata denunciata dall’imputato per minacce e per la sottrazione di un cellulare. Procedimento che si è concluso con una condanna per la 34enne. Il difensore ha prodotto dei tabulati dai quali sarebbe emerso che lei interagiva spesso con l’uomo, soprattutto attraverso la messaggistica. A dimostrazione del fatto – secondo la Marcori – che la teste mentiva quando diceva di non aver risposto alle chiamate e ai messaggi. A marzo sarà sentito in aula l’imputato.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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