Finto cartomante, chiesta la condanna a 18 mesi

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L’imputato avrebbe truffato una donna per portarle via 30mila euro. La difesa: «Dovete assolverlo»
SASSARI. Una donna molto fragile psicologicamente. A tal punto – questa la tesi della Procura – da sembrare a tratti contraddittoria e persino reticente durante la sua deposizione in aula. «Difficoltà espressive e poca linearità che non devono però portare a considerare la teste inattendibile. Chiederei pertanto un approfondimento peritale sulle condizioni psichiche della signora e sulla sua circonvenibilità». Fa questa premessa il pubblico ministero Angelo Beccu nel processo a carico di Rostas Darius Vali, il romeno accusato di aver raggirato una donna sassarese facendole credere di avere il malocchio e portandole via circa 30mila euro che a suo dire servivano per la cartomanzia. Unico strumento che avrebbe potuto liberarla dagli influssi malefici. Il pm ieri ha riqualificato il reato: «Non fu estorsione di denaro quella ai danni della vittima, piuttosto all’imputato va contestata la truffa aggravata e per questo reato chiedo la condanna a un anno e sei mesi. Mentre chiedo l’assoluzione per insussistenza del fatto (le prove sarebbero insufficienti ndc) per ciò che riguarda l’accusa di violenza sessuale». La donna aveva infatti raccontato che in un’occasione – mentre si trovava a casa sua per consegnargli il denaro – quell’uomo avrebbe tentato di violentarla. Accusa che i difensori Giuseppe Masala e Salvo Fois hanno provato a smontare con forza: «In una casa abitata chiunque avrebbe potuto sentire le eventuali urla della donna. La verità è che non ci fu alcuna violenza. Tanto meno richieste di soldi. La signora aveva solo bisogno di una scusa per giustificare gli ammanchi di denaro con i suoceri che le avevano affidato la loro carta di credito. Non poteva parlar loro della cartomanzia e allora si inventò che Rostas la minacciava di morte». A ricostruire il periodo tormentato vissuto dalla vittima è stato il suo avvocato Luca Diaz che ha ricordato come l’uomo avesse approfittato di un momento di debolezza della sua assistita. I due si erano conosciuti al pronto soccorso, un giorno in cui lui aveva accompagnato la propria madre che aveva avuto un attacco di cuore. Aveva scambiato alcune parole con la donna che si trovava lì per lavoro, tra i due si era creata empatia anche perché il romeno si era mostrato gentile e premuroso. Ma poi ci sarebbero state quelle continue richieste di denaro sempre assecondate dalla vittima che era terrorizzata dall’idea di poter perdere qualcuno della sua famiglia. Una paura che le sarebbe stata inculcata proprio dall’imputato: «Se non ti liberi dal malocchio tuo padre morirà». La sentenza a novembre. (na.co.)

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