Abuso d’ufficio, ex poliziotto in aula

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Si sarebbe intestato alcune armi e poi le avrebbe rivendute
SASSARI. Un giorno una vedova era andato in questura all’ufficio Armi per chiedere come poteva disfarsi di una pistola che aveva trovato in casa. L’allora responsabile – lo stesso che oggi è a processo – le spiegò che avrebbe potuto cederla a chiunque avesse titolo a detenerla, oppure si sarebbe dovuto procedere con la rottamazione. «Ah, io non voglio saperne nulla – disse la signora all’epoca e ieri lo ha confermato anche in aula – perché non se la prende lei?». E così lui fece. Seguendo, questa è la tesi del difensore Lorenzo Galisai, una prassi regolare: «Compilava i moduli, certificava il passaggio dell’arma e se la intestava». A volte, però, alcune di quelle armi il poliziotto le vendeva, «percependo un ingiusto profitto». Una condotta che per la Procura è un reato considerato che a metterla in atto era il responsabile dell’ufficio Armi. Il poliziotto è finito a processo con l’accusa di abuso d’ufficio e ieri mattina è stata sentita una testimone che ha raccontato come arrivò a contattare l’imputato. «Nel 2013 trovai una pistola a casa e non sapevo cosa farne, per questo andai in questura». Proprio lì le venne spiegato quale era la procedura da seguire. Ma, forse per evitare tutti quei passaggi burocratici che spesso complicano la vita ai poco avvezzi, la signora aveva ceduto la pistola direttamente al titolare dell’ufficio. Per la difesa si trattava di armi che venivano affidate liberamente all’imputato dai proprietari e che lui, piuttosto che rottamare, preferiva intestarsi. Per l’accusa, invece, quei comportamenti che in alcuni casi portavano guadagni vanno qualificati come abuso d’ufficio. (na.co.)

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