«Età media alta, ospedali in difficoltà»

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Il commissario straordinario dell’Aou interviene sullo stato delle strutture locali
SASSARI. «I nostri ospedali sono sempre più in una situazione di difficoltà, perché diventano ospedali per anziani». Lo ha detto il commissario straordinario dell’Aou di Sassari, Antonio Lorenzo Spano, intervenendo in apertura del convegno “Una (nona) giornata con il malato anziano”, che ha catalizzato al Catalunya di Alghero un gran numero di medici e infermieri per uno scambio di esperienze e informazioni, dopo quasi due anni di pandemia Covid. Il convegno che si è concluso ieri, organizzato dalla Lungodegenza dell’Aou di Sassari, ha messo al centro dell’attenzione l’assistenza all’anziano in ambito ospedaliero, con un focus su particolari patologie che possono essere trattate all’interno e fuori dell’ospedale.Un quadro che fa capire quanto gli ospedali, e la sanità in generale, si trovino di fronte una situazione in cui a prevalere sono le patologie tipiche di una popolazione che ha sempre più un’età avanzata. Uno spaccato che è anche il riflesso della situazione italiana. La nostra è una società sempre più vecchia in cui, su 59 milioni di abitanti, almeno la metà è costituita da persone che hanno superato i 50 anni e che iniziano ad aver bisogno di cure territoriali e ospedaliere in misura più frequente. Una società che nel futuro è destinata a essere composta in prevalenza da una popolazione senile che avrà bisogno di maggiori cure. È stato ancora il commissario dell’Aou di Sassari ha portare altri dati che illustrano ulteriormente la situazione. «È emblematico che l’età media dei pazienti presenti nei reparti internistici, nell’arco di un paio d’anni, è passata dai 78 agli 82. Si tratta di pazienti con comorbilità, pazienti che assumono in media 6 farmaci e che alla dimissione hanno necessità di un care giver che li assista. È chiaro che in assenza di strutture per post-acuzie, le Lungodegenze sono diventate una valvola di sfogo per queste situazioni, dando delle risposte che, per loro missione, non fanno parte del loro Dna».«Si pensi – ha aggiunto ancora – che in quest’ultimo periodo Covid abbiamo avuto al pronto soccorso anche punte di 170 accessi, con l’80 per cento dei pazienti internistici. Una situazione che crea sovraffollamento nei reparti, anche in considerazione della presenza dei reparti Covid che hanno sottratto risorse umane da altri reparti ospedalieri. Si aggiunga che lo stesso Covid ha acuito le problematiche sanitarie di questa parte fragile della nostra comunità. Quali potrebbero essere le strategie vincenti? Quelle di una integrazione con il territorio».

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