Truffa alla marchesa, il nipote è parte civile

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Presunto raggiro da 3 milioni. Si è aperto il processo al commercialista Gosmino L’unico erede di Ernestina Tacchino Zoagli potrà ottenere un risarcimentodi Nadia Cossu

03 Ottobre 2021

SASSARI. Alessandro Tacchino, erede della marchesa Ernestina Tacchino Zoagli, si è costituito parte civile nel processo che si è aperto ieri mattina davanti al giudice Elena Meloni. Imputati di truffa aggravata sono Rodolfo Gosmino (difeso dagli avvocati Nicola Lucchi e Marco Salaris), commercialista sassarese di 75 anni, ex preside dell’istituto alberghiero di Alghero, e sua figlia di 30 anni Giulia Irene. Per la Procura avrebbero raggirato la ricca marchesa algherese deceduta di recente all’età di 97 anni. E ora uno dei discendenti della nobile famiglia chiede al giudice di ottenere un risarcimento per il danno subito. In particolare, secondo la ricostruzione investigativa delle fiamme gialle, Gosmino si sarebbe impadronito dei beni della marchesa proponendole la creazione di una fondazione onlus con la quale sostenere i giovani scrittori, bravi ma senza un soldo. E la “Fondazione Ernestina Zoagli” venne effettivamente istituita ma le leve del comando sarebbero state nelle mani del commercialista imputato. Che, sempre secondo le indagini, isolando l’anziana e impedendole i contatti con altre persone, aveva potuto ottenere la presidenza della fondazione. Un raggiro che alla nobildonna sarebbe costato l’intero patrimonio, circa tre milioni di euro, e che l’avrebbe costretta a vivere in reali ristrettezze economiche, come lei stessa aveva scritto nella denuncia presentata alla magistratura.La guardia di finanza aveva accertato a carico degli imputati ricavi non dichiarati (provenienti dalle locazioni di diverse proprietà immobiliari) per oltre 670mila euro, 31 rapporti finanziari (tra conti correnti, depositi titoli, carte di credito, carte di debito, dossier titoli) attivi in otto diversi istituti di credito e 115 beni immobili tra Sardegna, Liguria e Piemonte. Per un totale complessivo di tre milioni di euro. L’indagine, come hanno spiegato i finanzieri, era partita «da due verifiche fiscali condotte rispettivamente nei confronti di una Fondazione senza scopo di lucro di Alghero e del suo rappresentante legale, attenzionati dai finanzieri in virtù di forti dubbi riguardanti diverse proprietà immobiliari dalle quali entrambi traevano profitto mediante locazioni, in larga parte irregolari». Il riferimento è proprio alla Fondazione Zoagli e l’attività fiscale si concluse con l’accertamento di ricavi non dichiarati per quasi 700mila euro. I controlli bancari effettuati sui conti correnti intestati a Gosmino e alla figlia «permettevano di evidenziare alla Procura della Repubblica una ulteriore frode ai danni dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) essendo i due imputati riusciti a ottenere premi comunitari per oltre 50mila euro, accreditati sui propri conti correnti personali». Per tre dipendenti dell’Agenzia, indagati per falso, il giudice ha deciso per il non luogo a procedere. A dicembre saranno sentiti i primi testimoni del pubblico ministero.

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