Allarme erosione: da Porto Torres a Sorso costa a rischio

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Il Consorzio Golfo dell’Asinara: «Tavolo strategico urgente»  Paolo Ardovino

03 Ottobre 2021

SASSARI. Serve una soluzione immediata e definitiva. Il tema torna a essere il pericolo erosione delle coste, e l’allarme – l’ennesimo – stavolta lo lancia il consorzio Golfo dell’Asinara, che fa il punto sulla costa nord-ovest: «Senza un intervento mirato, il rischio è di vedere scomparire chilometri di spiagge di Porto Torres e Platamona». L’appello è rivolto alle istituzioni locali e regionali per creare al più presto un tavolo strategico. Zone ad alto rischio. «È un problema che esiste da tanti anni, in tutto questo tempo sono stati fatti diversi interventi ma mai definitivi», lamenta Gianni Russo, presidente del consorzio. La zona interessata dal fenomeno erosivo va dal costone della torre aragonese di Abbacurrente alla spiaggia di Balai, sotto la chiesa di San Gavino a mare, e le spiagge di Platamona sino alla foce del fiume Silis in zona di Sorso. «Ultimamente anche a Castelsardo – aggiunge Russo –. La situazione è disastrosa, serve un tavolo per trovare le risorse». Sempre più spesso le amministrazioni locali si sono mosse con soluzioni solo temporanee o con divieti d’accesso. Talvolta poco rispettati dai frequentatori di quelle aree. Il comune di Porto Torres stesso si era mosso in questo senso alcuni mesi fa con cartelli e staccionate, arrivando poi a quantificare a tre milioni un possibile finanziamento regionale per proteggere la fascia costiera. «Che tipo di interventi occorrono? Mirati. Non un’unica grande azione ma fatti zona per zona, e per quantificarli serve interpellare profili specializzati, anche sul piano nazionale se necessario. Solo dei tecnici e dei profondi conoscitori della materia possono definire l’entità della strategia da attuare», conclude il presidente Gianni Russo. Il tecnico. La mancanza di un cuscino sabbioso agevola lo sgretolamento e l’arretramento della linea di costa, fa notare il consorzio. A tal proposito, il professor Lorenzo Scano, studioso, dirigente nazionale e coordinatore di associazioni ambientaliste, suggerisce: «Può sembrare strano, ma secondo evidenze scientifiche molte sabbie silicee risultano identiche a quelle della nostra costa». Tradotto: potrebbero dimostrarsi utili alla causa le sabbie da cava disponibili nell’isola. Anche perché considerando uno studio del gruppo strategico numero 6 del Cnr (il consiglio nazionale delle ricerche, ndr) citato dal professor Scano, è dimostrabile una permanenza della sabbia da ripascimento addirittura pari al 70% rispetto alla quantità che viene immessa. «Lo sbaglio che spesso è stato fatto in alcuni punti – precisa lo studioso – è stato di approntare barriere rigide, che però nello scontro col mare sono destinate a crollare o a venire scavate da sotto e quindi spezzarsi. Per quanto riguarda Abbacurrente, è molto a rischio, la torretta è continuamente colpita dalle onde che negli anni ne hanno eroso il basamento compromettendone la stabilità. Lì invece bisognerebbe ricreare una barriera di rocce a basso fondale, possibilmente di granito». Non ci si può permettere di esporre quella torre medievale, che resiste da circa cinque secoli, a un rischio così elevato. Un punto cruciale della questione sembra essere anche il lungo iter che muove interventi di questo tipo. «Bisogna chiedere il permesso a sette enti diversi», con studi di fattibilità che per concretizzarsi impiegano mesi o superano l’anno. E intanto la natura fa il suo corso. Per questo motivo, al di là dei suggerimenti dati, i due chiedono a gran voce la formazione di un tavolo ben preciso, con istituzioni locali, regionali, se serve anche nazionali. D’altronde, la salvaguardia delle coste è un problema di continua discussione. Solo nelle ultime ore sono arrivati appelli e indizioni di tavoli ad hoc da Sicilia, Calabria, Campania ed Emilia-Romagna.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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