Aggiungi un posto a tavola: a Sassari 600 bimbi esclusi dal pranzo a scuola

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I genitori non hanno fatto la domanda di iscrizione L’assessore: «Tra una settimana saranno inseriti»Luigi Soriga

03 Ottobre 2021

SASSARI. Iscrizioni al servizio mensa scadute e oltre seicento bambini, tra le materne e le primarie, restano a tagliati fuori, e quindi a bocca asciutta. Mamme nel panico, gruppi di chat roventi, bambini senza pranzo almeno per tutto ottobre, tempo pieno che salta, e con lui tutta la pianificazione dei bioritmi familiari, perché dalle 13 bisogna ritirare da scuola il piccolo e farlo mangiare. Dita puntate contro il Comune che avrebbe fatto tutto di nascosto, o quasi.Per fortuna non tutto è così tragico: partiamo dal lieto fine e poi raccontiamo la storia. L’iscrizione alla mensa è stata riaperta, con scadenza al 15 ottobre. Le mamme che presenteranno la domanda, vedranno i figli riammessi al servizio nell’arco di una settimana o dieci giorni massimo. In questo arco temporale avranno due alternative: o preparare i panini o il pranzo fatto in casa, che i bambini porteranno in aula come si fa con la merenda. Ma sarà a discrezione del dirigente scolastico consentire il consumo del cibo domestico negli spazi della mensa, assieme a tutti i compagni regolarmente iscritti. Altrimenti, l’altra soluzione, è quella di ritirare i figli all’ora di pranzo, per poi riportarli in classe al riprendere delle lezioni. Tutto questo disagio, per una decina di giorni.E veniamo ai fatti. Sino a quest’anno il rinnovo al servizio mensa avveniva pressoché in automatico. Soprattutto per quelle famiglie che non usufruivano delle agevolazioni e che non presentavano l’Isee, l’inserimento dei bimbi al pranzo scolastico era una pratica di default. Però il Covid ha stravolto molte prassi, e anche il servizio mensa ha cambiato le regole. Spiega l’assessore comunale alle Politiche educative Nicola Lucchi: «Mi sembra assurdo sostenere che la scadenza sia arrivata come un fulmine a ciel sereno e colto tutti di sorpresa. L’amministrazione ha riaperto per tre volte i termini per le domande, a partire da giugno. Abbiamo pubblicizzato bando e modulistica nel sito del Comune, sui quotidiani, abbiamo sollecitato la presentazione delle istanze anche sui siti delle singole scuole». Dice: «Le aziende che gestiscono l’appalto del servizio mensa hanno la necessità di conoscere il numero esatto di bambini. Devono considerare anche le schede nutrizionali compilate dai genitori, e adeguarsi agli eventuali problemi nutrizionali o motivi religiosi per la selezione del menù. Anche l’acquisto delle materie prime e degli alimenti deve essere calibrato su un preciso numero di iscritti. Per questo abbiamo cominciato da giugno a richiedere le adesioni da parte delle famiglie. E quando ci siamo accorti che il numero era esiguo, abbiamo sistematicamente riaperto i termini. E anche questa volta stiamo cercando di venire incontro ai genitori ritardatari, evadendo le domande pervenute in questi giorni nel giro di una settimana. Quindi se una mamma presenta l’istanza domani, tempo di comunicare i dati alle società che preparano i pasti, e dopo sette giorni il bimbo potrà accedere alla mensa». Eppure, se oltre 600 bimbi rischiavano di restare esclusi, un problema di comunicazione è evidente. Lo sguardo nel sito del Comune non è così scontato, come non è altrettanto avvio che tutti gli utenti siano così tecnologici. Lo Spid purtroppo appartiene richiede dimestichezza informatica, e da fattore di semplificazione rischia di diventare un ulteriore intoppo burocratico.

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