Sistema pensioni, cittadini in piazza

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Manifestazione nel cuore della città per una nuova riforma Tra i temi anche quello di un fondo di garanzia per i giovani 
SASSARI. La possibilità di andare in pensione una volta compiuti 62 anni oppure, a prescindere dall’età, con 41 anni di contributi. Poi il riconoscimento pensionistico della diversa gravosità dei mestieri, del lavoro di badante, delle donne e dei disoccupati. Ma anche l’introduzione di una pensione di garanzia per i più giovani e per chi svolge lavori poveri e discontinui, nonché la tutela del potere di acquisto delle pensioni con il relativo allargamento della platea di chi le percepirà. Sono soltanto alcune delle rivendicazioni che un gruppo di cittadini ha portato ieri in piazza (precisamente in piazza d’Italia) per sollecitare un intervento del governo in materia previdenziale. Una protesta pacifica – che peraltro si è svolta in contemporanea in diverse altre città del Paese – supportata dalle tre principali sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, le quali recentemente hanno presentato proprio all’esecutivo guidato da Draghi una piattaforma unitaria con l’obiettivo di migliorare e riformare il sistema pensionistico in continuità con i precedenti governi.«Considerando anche l’imminente conclusione della sperimentazione di “quota 100”, prevista al 31 dicembre 2021 che sta determinando un risparmio importante di risorse per via del numero di pensioni liquidate, decisamente inferiore alle previsioni – spiegano le organizzazioni sindacali –, riteniamo necessario riavviare al più presto un tavolo di confronto con il governo per affrontare i diversi punti contenuti nella piattaforma sindacale. Il confronto dovrà essere anche l’occasione per valutare le ricadute della crisi pandemica in corso sul versante previdenziale, ad iniziare dai problemi occupazionali e sanitari legati all’età avanzata, e dalla dinamica della spesa previdenziale. Queste ragioni rendono ancora più urgente il confronto e l’assunzione di provvedimenti conseguenti».E ancora: «Dopo i primi positivi interventi di modifica alla legge Monti-Fornero introdotti in questi anni grazie all’iniziativa sindacale, occorre continuare a cambiare il sistema previdenziale al fine di eliminarne gli aspetti iniqui, fra i più restrittivi d’Europa, e determinare risultati concreti in linea con le richieste indicate da tempo nella piattaforma unitaria che rimane il riferimento per una riforma organica del sistema previdenziale. Non condividiamo che nel Def e nel Pnrr le pensioni continuino a essere considerate solo come un fattore di spesa, senza tenere conto del profilo di sostenibilità sociale dell’attuale modello». (a.m.)

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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