I rom invadono il Comune «Portateci via dal campo»

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Protesta alla sede dei Servizi Sociali e duro faccia a faccia con l’assessore Meazza I timori per i contagi tra gli ortodossi, ma la vera emergenza è l’area musulmana di Giovanni Bua

15 Settembre 2021

SASSARI. Momenti di tensione ieri mattina alla sede dei Servizi Sociali comunali. Un nutrito gruppo della comunità bosniaca Korakhanè, di religione musulmana, che occupa parte del campo di Piandanna, si è presentata con camper, roulotte e bambini al seguito chiedendo di incontrare dirigente e assessore e un immediato trasferimento dal campo. A far saltare i nervi ai nomadi il cluster di covid all’interno del vicino campo occupato dalla comunità ortodossa, con 18 positivi, sei famiglie in quarantena (circa 35 persone) e un decesso registrato ai primi di settembre. Un focolaio che, a quanto ha riferito l’autorità sanitaria, sarebbe sotto controllo e che comunque non si sarebbe propagato in alcun modo nell’area musulmana del campo, con le due comunità che non hanno nessun tipo di rapporto e contatto tra loro.I rappresentanti del nutrito gruppo di Korakhanè, probabilmente gli stessi che nei giorni scorsi hanno soggiornato con alcuni camper per un paio di notti a piazzale Segni, sono stati ricevuti dal dirigente del Settore e dal neo insediato assessore Gianfranco Meazza, e i toni del confronto in alcuni momenti sono stati decisamente duri, con Meazza che, dopo aver ricordato ai presenti l’importanza della vaccinazione e ribadito l’assoluto divieto di accattonaggio in questo momento di emergenza sanitaria, avrebbe minacciato i rom di interrompere qualsiasi contatto tra la comunità e l’amministrazione se la protesta non fosse immediatamente rientrata, e il gruppo che alla fine ha deciso di tornare al campo, dopo aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che la questione del campo di Piandanna è in cima alle priorità del Settore e dell’amministrazione comunale.Il problema è che la soluzione della “bomba” di Piandanna è tutt’altro che dietro l’angolo, e impegna l’amministrazione comunale da anni. L’emergenza sanitaria nell’area di sosta non è infatti causata dal cluster della zona ortodossa, preoccupante ma relativamente sotto controllo, ma dalla drammatica situazione della zona occupata proprio dai Korakhanè che ieri erano a protestare in via Zara, completamente invasa da tonnellate di immondizia accumulate, che hanno avvelenato, come certificato dall’Arpas nel 2017, il terreno (e le acque di falda sottostanti) con idrocarburi, piombo, zinco, stagno, rame, nichel. Teatro di reati ambientali di ogni tipo, per nulla rallentati dai tanti accertamenti (anche con i droni) e le decine di denunce della polizia municipale, con energia elettrica staccata e acqua che scorre senza sosta dai rubinetti sempre aperti. Per ora l’unica cosa che si è riusciti a fare, oltre a un paio di bonifiche straordinarie, è stato inallare una lunga serie di rinvii al previsto sgombero, con i bandi per cercare “idonei alloggi” sparsi nella città che vanno regolarmente deserti e le poche procedure di rimpatrio ipotizzate cancellate a causa del Covid.Per una volta a mancare non sono i soldi: dal 2018 sono a disposizione 545mila euro dalla Regione. Ma le soluzioni e soprattutto il tempo, vista la condizione della parte del campo occupata dalle 13 famiglie Korakhané: 65 persone di cui 2 di età inferiore a 3 anni e tantissimi bambini in età scolare. Dall’amministrazione comunale assicurano che il difficilissimo dossier è in cima alla lista delle priorità, e alcune soluzioni alternative sarebbero già allo studio. Quel che è certo e che la situazione è ormai esplosiva, e gli stessi Korakhané, normalmente restii a muoversi, iniziano a protestare.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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