A “scuola” di giustizia riparativa nelle carceri di Bancali e Uta

0
5

SASSARI. “Mediamo Insieme”. Questo il nome del progetto avviato nel mese di ottobre 2020, promosso e coordinato dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna del ministero della…
SASSARI. “Mediamo Insieme”. Questo il nome del progetto avviato nel mese di ottobre 2020, promosso e coordinato dall’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna del ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità. Finanziato con fondi dipartimentali e in cospicua parte con finanziamenti della Regione, a seguito di procedura di co-progettazione, l’attuazione delle attività è stata affidata alla Cooperativa Dike per la mediazione dei Conflitti di Milano, quale soggetto capofila in Ats con l’associazione Filos di Sassari e l’Associazione Medias di Cagliari.Le attività del progetto si caratterizzano come un servizio a dimensione regionale a carattere gratuito, rivolte a soggetti imputati e condannati in carico agli uffici di esecuzione penale esterna (Uepe) della Sardegna. I presupposti imprescindibili sono l’adesione libera e volontaria sia degli autori di reato che delle vittime, identificate anche in esponenti della comunità, quest’ultima in qualità di destinataria degli interventi di giustizia riparativa e di interlocutore attivo che riaccoglie il reo e che diffonde la cultura della giustizia riparativa. Elemento innovativo e qualificante il progetto, è stato la sperimentazione degli interventi di giustizia riparativa in ambito penitenziario, frutto della collaborazione attivata con il Provveditorato Regionale dell’amministrazione Penitenziaria della Sardegna che ha aderito alla proposta, unitamente alle direzioni degli istituti interessati.Sono stati coinvolti due istituti penitenziari della Sardegna: la Casa circondariale Ettore Scalas di Uta-Cagliari e la Casa circondariale G. Bacchiddu di Bancali-Sassari. In particolare in entrambi gli istituti è stata realizzata l’attività di Community Group Conferencing, che ha coinvolto circa 15 persone detenute, 15 operatori penitenziari di diverse professionalità (area educativa, area sicurezza polizia penitenziaria e funzionari servizio sociale dell’Uepe e 15 cittadini (facenti parte di associazioni e/o rappresentanti di quartiere rappresentanti le vittime e la comunità lesa dal reato).Gli incontri di gruppo affiancati da 4 mediatori, di cui 2 mediatori formatori Dike e 2 mediatori dell’associazione Filos operanti a Sassari, hanno rappresentato un importante spazio di confronto e di riflessione allargata sul disvalore e la responsabilità connessi alla commissione di un reato e agli effetti dannosi nei confronti delle vittime e sul significato del riparare e sulle possibili azioni da mettere in atto.Questa esperienza ha consentito l’avvio di un dialogo tra i componenti dei tre gruppi (operatori, persone detenute e cittadini) su come la giustizia riparativa possa diventare un “forte” strumento di risoluzione dei conflitti non solo in ambito intramurario ma anche extramurario.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

#Sassari #lanuovasardegna #cronaca #vivisassari

promo lavazza sassari

RISPONDI

Inserisci il commento
Inserisci il tuo nome