Il ritorno della tartaruga Marte

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Curata nel 2016 nel Centro di recupero animali marini, la “caretta caretta” è riapparsa all’Asinaradi Gavino Masia

09 Settembre 2021

PORTO TORRES. È ritornata per due volte nelle acque dell’Area marina protetta dell’Asinara dopo aver nuotato in lungo e in largo per tutto il Mediterraneo. Ed è stata curata amorevolmente dallo staff del Centro recupero degli animali marini dell’Ente Parco prima di essere nuovamente liberata in mare, sabato scorso, al largo di punta Trabuccato. È la storia incredibile della tartaruga Marte che ama l’Asinara, avvistata in una tranquilla giornata di giugno da due pescatori in uno anomalo stato di galleggiamento nei pressi dello Stretto dei Fornelli. La tartaruga era stata segnalata allo staff del Crama, che è prontamente intervenuto per trasportare e ospedalizzare l’animale presso l’Osservatorio del Mare a Cala Reale. Grazie alle targhette metalliche identificative si è scoperto subito che la caretta caretta, 43 chili di peso, era un esemplare che era già stato in cura all’Asinara nel 2016 ed era stata chiamata Marte. Dopo aver nuotato per 5 anni in tutto il Mediterraneo, l’animale sembra essersi ricordato delle cure che gli erano state prestate durante gli oltre quattro mesi di ricovero all’Asinara. Nella prima degenza del maggio 2016 il suo stato di salute era piuttosto precario per la perdita del bulbo oculare sinistro e per un’importante infezione intestinale. Dopo il recupero era stata liberata nel mese di settembre dalla spiaggia delle Saline, nei pressi di Stintino. Tre mesi fa il nuovo ricovero nella clinica di La Reale, a seguito di uno stato di sofferenza sulla parte polmonare del lato sinistro e la presenza di formazioni a livello intestinale riconducibili all’ingestione di plastica. Rimessasi perfettamente – dopo aver espulso tutti i frammenti di plastica e raggiunto i valori clinici ottimali – ha ripreso via del mare. «Il lavoro dell’associazione Crama è motivo di grande soddisfazione per l’Ente Parco – dicono la commissaria e il direttore del Parco, Gabriela Scanu e Vittorio Gazale – e il centro è ormai un’eccellenza a livello internazionale e si avvale di tecnologie all’avanguardia: lo staff è costituito da esperti biologi e veterinari e si occupa del monitoraggio e del recupero degli esemplari di tartarughe marine e di piccoli cetacei, ma esegue anche studi di genetica in collaborazione con l’università di Sassari e segue gli spostamenti di alcuni animali attraverso la marcatura satellitare».Attualmente nel Centro di recupero sono in cura diversi esemplari di Caretta caretta che possono essere osservati in sicurezza. «Abbiamo recuperato l’animale nei pressi di Spalmatore – raccontano Laura Pireddu e Roberta Pitzoi, responsabili del Centro – e all’arrivo nell’Osservatorio la tartaruga é stata sottoposta a visita medica: l’elemento di maggiore gravità era legato alla forte costipazione per la plastica ingerita, confermata dalla successiva radiografia e dall’esame del direttore sanitario. Durante la degenza si è riusciti a farle eliminare il materiale olatico ingerito: pezzi di buste, piatti e frammenti di bicchieri con apposita terapia. L’auspicio è che adesso l’esemplare possa nuotare liberamente e incontrare una femmina per l’accoppiamento».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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