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Nell’Isola – sotto le insegne del CeDAC – la “Vertigine di Giulietta” di blucinQue e Cirko Vertigo, con coreografia e regia di Caterina Mochi Sismondi – da mercoledì 8 settembre alle 21 tra Arzachena, Alghero, poi una data a Riola Sardo, a Oristano e infine a CagliariIl gioco delle passioni tra perdita di equilibrio e “oscillazioni” della mente e nel cuore con la “Vertigine di Giulietta” della Compagnia blucinQue in coproduzione con Fondazione Cirko Vertigo con ideazione, coreografia e regia di Caterina Mochi Sismondi, in tournée nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Teatro Circo del CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna: in scena Alexandre Duarte, Elisa Mutto, Federico Ceragioli, Vladimir Ježić, Rio Ballerani e Michelangelo Merlanti sulle note del violoncello di Beatrice Zanin, che firma anche il sound design dello spettacolo, «una composizione orinirica in cui corpi, movimento, luce e musica sono voci di un medesimo canto d’amore e riconoscenza, lirica di riconoscimento e perdita». “Vertigine di Giulietta” liberamente ispirata alla storia di “Romeo e Giulietta” di Willliam Shakespeare debutterà in prima regionale DOMANI (mercoledì 8 settembre) alle 21 all’AMA / Auditorium Multidisciplinare di Arzachena (in collaborazione con Deamater) per approdare giovedì 9 settembre alle 21 a Lo Quarter di Alghero, poi (dopo una replica venerdì 18 settembre alle 19.30 al Parco dei Suoni di Riola Sardo) sarà in scena sabato 11 settembre alle 21 in piazza Eleonora a Oristano e infine domenica 12 settembre alle 18.30 a Villa Pollini a Cagliari per il terzo appuntamento con “Circo in Villa” 2021 / II Rassegna Internazionale di Circo Contemporaneo organizzata dal CeDAC Sardegna.Una pièce affascinante e avvincente che fonde danza e teatro, musica e acrobazie per raccontare le emozioni e lo “spiazzamento amoroso” quell’alternarsi di stati d’animo, quel costante interrogarsi sui propri desideri più segreti e sulle corrispondenze affettive, di una giovane donna, fragile ma determinata a realizzare il suo sogno, ammaliata in un gioco di sguardi e parole sussurrate nella notte, sotto l’ingannevole luna. Vittima di un coup de foudre una poco più che adolescente Giulietta sceglierà di cambiare il suo destino, ribellandosi all’autorità paterna e alla tenerezza materna, infrangendo insieme al suo (futuro) sposo le leggi dell’odio e della guerra tra famiglie rivali: una rivoluzionaria in nome dell’amore, che pur nella sua coraggiosa lotta contro la crudeltà e l’indifferenza del mondo degli adulti, vive i suoi intimi turbamenti, si confronta oltre che con le regole e le convenzioni, con il fuoco della passione e l’ardore del desiderio.Un amore proibito ma invincibile spinge Giulietta tra le braccia del suo Romeo, inevitabile quel matrimonio segreto e gli incontri notturni, ma incombe la fatalità di un duello in cui in una reazione di sdegno e d’ira, l’amante si trasforma in assassino, reietto, costretto all’esilio. Quella spirale sanguinosa interrotta con la messa al bando del reo costringe gli innamorati ad una separazione intollerabile, tanto più che si avvicinano le fantomatiche nozze combinate cui la giovane non può sottomettersi ma neppure rifiutarsi, tanto che sceglie la morte apparente, in una cospirazione per cui dovrebbe finalmente ritrovare l’amato, ma per un amaro fato dei giovani “nati sotto cattiva stella” la storia finirà in tragedia.“Vertigine di Giulietta” – con light design di Massimo Vesco e costumi di Carla Carucci – è sintesi folgorante di un amore, quello smarrimento che è consapevolezza di perdersi e ritrovarsi, tra istinto e ragione, in uno spazio sospeso dove ogni istante è prezioso, insieme eterno e fuggevole, tra i battiti del cuore e lo scorrere di pensieri, parole dolcissime, scoperta della sensualità e del piacere, ma anche vago timore che quell’arcana felicità svanisca. Una grammatica di corpi in movimento a segnare le distanze, in una percezione acuita nel tempo del lockdown e della pandemia, in cui il contatto fisico negato è insieme metafora di un desiderio irrealizzabile e di un più stretto, ininterrotto dialogo spirituale, in una dimensione quasi astratta e simbolica.Sul palco gli attrezzi aerei, la roue cyr, il violoncello, la danza e l’uso della voce che riporta segmenti e ricomposizioni del testo di Shakespeare, oltre a pochi semplici ed emblematici oggetti di scena, quali elementi concreti e plastici, che si stagliano a contrappunto di questa atmosfera sospesa. A scandire il ritmo, l’alternanza simbiotica di brani di Prokofiev e della musica eseguita da un violoncello classico processato dal vivo dalla musicista Bea Zanin, in scena insieme ai performers, danzatori e circensi, coinvolti nella composizione fisica e musicale. Note di regiaMi sono formata come danzatrice e coreografa, specializzandomi nel teatrodanza» – rivela Caterina Mochi Sismondi -. In un percorso di ricerca personale, in equilibrio tra tradizione e sperimentazione, teatro di parola e movimento, ho esplorato diversi settori della creatività contemporanea, guidata da un disegno in cui teatro, danza, musica, letteratura e arti visive si potessero fondere in una profonda e ricca risorsa espressiva.Dai Deplacé, lavori di teorizzazione e pratica del “fuori luogo” e dello “spostamento”, in cui approfondivo la tematica dello spiazzamento e del disequilibrio, sono scaturite le radici di Studio sulla Vertigine (ora divenuto Vertigine di Giulietta), per me luogo di riflessione anche sul valore dei generi e dei ruoli. Con questa ricerca sono approdata a una sorta di “ironia del non sapere dove stare”, formula che sintetizza tanto la mia cifra stilistica, quanto una personale riflessione politica sulla figura dell’artista oggi, sempre in bilico e instabile. È diventato cruciale per me legittimare la contaminazione tra discipline, ossia la capacità di guardare oltre l’etichettamento di stile e di genere, per conquistare una dimensione espressiva ibrida e fluida: ho voluto così assimilare il nouveau cirque e le sue risorse espressive al mio lavoro, come arricchimento ed emblema di questo intento.Nella messa in scena il corpo spiazzato, spezzato e imbarazzato, in bilico, fuori asse e fuori tempo resta il cuore della ricerca su voce e movimento. Parimenti la costruzione drammaturgica segue un percorso di frammentazione: il testo, musicato dal vivo, viene così contraffatto, reso partitura sonora, ritmo, poesia. Ricerco una sonorità a partire dal corpo in scena, per questo esploro le possibilità di un’amplificazione che veicoli e restituisca i suoni prodotti dal movimento, come se fossero quelli di una composizione musicale.

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