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ARGENTIERA (SS)  Il fotografo Antonio Mannu chiude la seconda edizione del festival del documentario e della fotografia “Asincronie” domenica 5 settembre alle 18.30 nello spiazzo antistante il vecchio Pozzo Podestà dell’Argentiera.Il festival organizzato e diretto dall’associazione 4Caniperstrada, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e il patrocinio del Comune di Sassari giunge al termine dopo due intensi fine settimana in cui, insieme a fotografi e registi, si è parlato del ruolo dei linguaggi visivi per indagare i temi del lavoro e della memoria, dell’autodeterminazione dei popoli e delle comunità, del rapporto tra uomo e ambiente, e della politica internazionale.Antonio Mannu è nato a Sassari il 21 gennaio 1957. Si occupa professionalmente di fotografia dal 1990. Ha tenuto corsi didattici e conferenze per conto di istituzioni pubbliche, scuole, centri culturali e istituzioni universitarie. Ha esposto in Sardegna, nella penisola e all’estero. È presidente dell’Associazione Ogros.Durante l’incontro intitolato “Sas meas orminas selenas – Le mie orme silenziose” il fotografo sassarese ripercorrerà le tappe della sua carriera iniziata alla fine degli anni Ottanta. Tra il 1998 e il 2007 Mannu ha sviluppato un’osservazione bianco nero del più importante evento socio culturale dell’induismo la Kumbh Mela. In bianco e nero sono gli sguardi sulla Mattanza, documentazione sulla pesca del tonno tradizionale in Sardegna, un’attività che ormai non avviene più. Tra il 2002 e il 2003 è stato più volte in Iraq dove ha realizzato un lavoro sulla città di Bagdad.Sul territorio comunale di Sassari e in altre porzioni del territorio a nord ovest dell’isola ha sviluppato un lavoro fotografico con registro colore e post produzione digitale dal titolo Uno sguardo dal basso – i luoghi visti dall’altezza di un bambino. Altri due lavori rilevanti da un punto di vista della ricerca tematica sono  i Sardi nel Mondo, ricerca sulla migrazione sarda contemporanea, e i primi mesi dell’emergenza Covid a Sassari, un momento in cui la fotografia ha rivelato l’importanza  di un linguaggio utile a restituire un senso a quel periodo di tempo sospeso.

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