Otto anziani contro lo sfratto Ats

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I parenti firmano contro la «deportazione» a Ghilarza, già 10 i trasferimenti e il piano andrà avantidi Luigi Soriga

03 Settembre 2021

SASSARI. I trasferimenti sono andati avanti, e Lungodegenza di Ittiri ieri era semivuota. Alle 20 c’erano meno della metà dei ricoverati, 8 su 18, con i figli degli anziani, lì dalla mattina a presidiare il fortino e cercare di impedire quelle che loro definiscono «vergognose deportazioni». La situazione è tesissima, una specie di cortocircuito difficile da disinnescare. Da una parte c’è una decisione che arriva dalla Regione e dal commissario straordinario dell’Ats Temussi. La direttiva è quella di smobilitare reparti ordinari come Lungodegenza, traslocare i pazienti anche a 100 chilometri di distanza, e dirottare il personale medico e infermieristico nei reparti a vocazione Covid, come quello del Marino di Alghero, perché l’emergenza pandemia si sta facendo sempre più pressante. Dieci anziani, volenti o nolenti, sono già stati caricati sulle ambulanze e traslocati chi a Ghilarza, chi a Sorgono e chi a Thiesi. Ma otto parenti hanno issato le barricate e si sono opposti a questa scelta imposta che considera i malati come numeri e pedine sacrificabili da spostare, anche a rischio della loro vita. «Mio padre è in fin di vita – dice Francesca Arras – ed è palese che non è in grado di affrontare un viaggio di 1 ora su un’ambulanza non medicalizzata. Abbiamo chiesto ai medici di certificare la non idoneità di questi pazienti fragilissimi agli spostamenti, ma nessuno si assume alcuna responsabilità. Abbiamo chiesto che allora mettano nero su bianco che i pazienti sono in condizioni fisiche di affrontare il trasferimento, e che non corrono pericoli. Ma anche in questo caso nessuno mette la propria firma. Ci siamo rivolti ai carabinieri, abbiamo sporto denuncia, e anche le forze dell’ordine hanno le mani legate. L’unica azione che ci resta è sottoscrivere il nostro fermo diniego ad ogni trasferimento coatto dei nostri genitori». Si tratta di una decisione che viene dall’alto, a quanto pare non negoziabile, perché la gestione dei posti letto covid sta per oltrepassare il punto di equilibrio. Il personale medico di Ittiri è sotto pressione, cerca di dare conforto ai familiari ma allo stesso tempo deve eseguire gli ordini. Ed è pronto a fare le valigie per il Marino di Alghero. Per ora tutto è in stand-by, almeno sino a questa mattina, quando anche gli ultimi 8 ospiti di Lungodegenza dovrebbero essere sfrattati definitivamente. L’imbarazzo si legge anche nelle facce del presidente del consiglio regionale Michele Pais, arrivato a Ittiri più per solidarietà umana che in veste istituzionale. Dice: «Non sono nelle condizioni di poter giudicare una simile decisione tecnica. Se i vertici di Ats la definiscono una scelta assolutamente necessaria, io non mi sento di contestarla. D’altra parte però sono vicino alle persone e ai malati che devono affrontare enormi disagi, e se oggi mi trovo qui è solo per questo motivo. È una situazione difficile, non potevo non metterci la faccia». Di fronte alle domande e alle richieste dei figli degli anziani, sia Pais che il direttore dell’Ospedale Marino di Alghero Greco non possono che essere evasivi. Vanno via da Ittiri all’ora di pranzo con appiccicati gli sguardi delusi dei parenti, che aspettavano risposte concrete. Purtroppo questa situazione, a due anni dall’inizio della pandemia, mette in luce i nervi scoperti di una sanità sempre in emergenza, sempre un passo indietro rispetto al Covid. Durante la prima e seconda ondata i ricoverati nelle rianimazioni ordinarie venivano sfrattati, come numeri e non persone, e catapultati a Nuoro, Olbia o Lanusei, talvolta a morire lontani dai propri cari. Allora c’era il lockdown e la paura, era più facile e silenzioso. Non c’erano i parenti a fare le barricate, a rivendicare la dignità di un anziano in fin di vita.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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