La giustizia riparativa entra in carcere

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A Bancali un progetto del ministero ha coinvolto detenuti, agenti e operatori
SASSARI. Nel carcere di Bancali si è appena concluso il Progetto Medi-Amo Insieme, voluto dal ministero e finanziato dalla Regione, sulla giustizia riparativa. Un nuovo approccio innovativo che consiste nel considerare il reato principalmente in termini di danno alla persona. E di conseguenza l’obbligo, per l’autore del reato, durante un lungo “processo interiore” e non solo, di rimediare alle conseguenze lesive della sua condotta. Mai attuato prima nel penitenziario sassarese, il progetto si è svolto in collaborazione con i mediatori delle Cooperative Dike, (Milano) Medias (Uta) e Filos (Sassari) coordinato dalla responsabile dell’Area Educativa, Ilenia Troffa, ed era stato promosso dal direttore Graziano Pujia (trasferito a Cagliari) e da Patrizia Incollu. Ha partecipato, in qualità di garante territoriale dei diritti delle persone private della libertà, Antonello Unida. L’idea di giustizia riparativa nasce verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso nel Nord America. Tre le tematiche affrontate durante il corso a Bancali: il conflitto e la sua composizione, la mediazione e la riparazione.Sono state giornate intense che hanno visto confrontarsi detenuti, agenti della polizia penitenziaria e cittadini e il team dell’attuazione del progetto a fare da osservatore-facilitatore. Grazie soprattutto alle mediatrici delle tre cooperative, si è portato all’interno della struttura una ventata nuova, un nuovo paradigma di giustizia, che si affianca a quello tradizionale sulla vecchia concezione punitiva. «Ci si è confrontati con passione, rispetto, competenza, anche rabbia e tristezza, ma soprattutto con la consapevolezza di fare qualcosa di utile in primis per se stessi e poi per la collettività – spiega Antonello Unida –. In mediazione si arriva mettendosi a disposizione nella riservatezza, nel non giudicare, nell’ascolto profondo. In Italia abbiamo uno straordinario esempio di giustizia riparativa che ci è dato dal “Beccaria”di Milano». Il corso è stato un momento importante di dialogo e una boccata di ossigeno per i detenuti e gli operatori del carcere. Inoltre potersi confrontare anche con i cittadini è stata una interessante esperienza. L’obiettivo è di replicare in futuro il progetto.

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