I Nirvana per fermare i cinghiali

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La singolare strategia di un viticoltore di Martis: un radione che “spara” brani di musica rockdi Mauro Tedde

30 Agosto 2021

MARTIS. Musica rock a tutto volume per preservare la vigna e fare arrivare sana e salva la produzione fino alla vendemmia. È la soluzione estrema messa in atto da un piccolo produttore in questi giorni che precedono la raccolta dell’uva e nei quali la proliferazione incontrollata dei cinghiali sta causando danni ingenti dappertutto in particolare in questo periodo, con i vigneti presi letteralmente d’assalto da schiere di questi animali selvatici insaziabili. La lotta si fa sempre più dura per i viticoltori che devono inventarsi ogni sorta di artifizio per cercare di tenerli lontani dalle loro vigne. Non sempre però con metodi drastici e violenti anzi qualche volta con “armi” piuttosto insolite. Ad esempio un viticoltore di Martis tutte le sere dopo cena si fa un giretto fra i filari armato di un potente stereo e “spara” musica a palla. Scegliendo però delle compilation musicali mirate, che riescano cioè a creare scompiglio e timore fra le orde dei cinghiali. E così appena fa buio le più belle e scatenate hit dei Deep Purple, degli AC/DC, dei Led Zeppelin e dei Pink Floid riempiono di musica davvero tosta le campagne attorno al paese tenendo realmente lontani i cinghiali e probabilmente anche gli altri animali selvatici ghiotti di uva. Angelo Cocco, seppur molto infastidito, riconosce comunque a questi animali il sacrosanto diritto a nutrirsi e invece di mettere in atto sistemi più cruenti, spera solo di indirizzare altrove il loro famelico bisogno di cibo. Lo stereo cambia continuamente posizione lungo i confini della vigna, dai filari di vermentino a quelli di cagnulari e di cannonau e così varia anche la scaletta dei brani, selezionata insieme al figlio di Angelo (che suona la batteria in una band), in un crescendo di decibel che va da “The Valley” degli Who sino a “Territorial Pissings” dei Nirvana, il brano più rumoroso in assoluto della sua play list. Purtroppo per lui il concertone, non può andare avanti tutta la notte: prima di tutto perché nei campi non c’è una presa di corrente elettrica e una ricarica di batterie verrebbe a costare ogni sera quanto due buone bottiglie di vino e poi perché il viticoltore, fresco di pensione, deve rientrare casa. Ma almeno le prime ondate di invasori, a quell’ora particolarmente affamati, vengono respinte e tenute a bada. «Per fortuna per me quella per la vigna è solo una passione – spiega Angelo – ma penso ai gravi danni che questi animali selvatici stanno arrecando ai produttori di vino che già devono fare i conti con il maltempo. Con la musica rock, un’altra mia passione, riesco per qualche ora a respingerli ma dopo il mio concerto, purtroppo, nella vigna torna il silenzio e la cena, e spesso anche la colazione a base di uva, per i cinghiali è servita. Sarò costretto insomma ad anticipare la vendemmia». Il problema è reale e si fa sempre più incontrollabile su tutto il territorio sardo grazie anche alla sfrontatezza di questi animali, che ormai scorrazzano senza timore anche nei centri abitati più popolosi.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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