Sassari, stop ai lavori per riconvertire la terapia intensiva: il repartone è pronto a ridiventare Covid

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Quasi sature le Terapie intensive, occorrono posti letto Altri reparti ordinari ospiteranno i pazienti positiviLuigi Soriga

28 Agosto 2021

SASSARI. La pratica Covid è ancora lontana dall’essere archiviata e l’aumento degli accessi fa presagire una nuova emergenza. Così la direzione Aou è pronta a correre ai ripari anche con un repentino dietrofront: stop al cantiere della Ti30, i lavori per riconvertire la terapia intensiva covid da 30 letti a reparto no covid (26 letti), potrebbero essere sospesi. La pressione pandemica si fa risentire all’interno dell’ospedale, le condizioni dei ricoverati sono in peggioramento, e i posti di rianimazione covid ridiventano strategici. Quindi il disegno dell’Aou è di bloccare la rimodulazione della Ti30 al disegno originario: riduzione letti a 23, collegamento del reparto con le aree collaterali (locali tecnici, depositi, studi). Questi interventi erano ritenuti strategici da parte del servizio edile dell’Aou e calendarizzati come prioritari anche a costo di sacrificare altri lavori urgenti nella Rianimazione del civile dotata di impianti obsoleti, (il completamento della ti30, tra l’altro, avrebbe rappresentato una valvola di sfogo per i ricoveri intensivi del santissima Annunziata). I malati covid e i pazienti normali sanno bene quanti traslochi hanno comportato queste continue trasformazioni dei reparti. All’apertura estiva del cantiere della T30, coloro che in quel periodo necessitavano di terapia intensiva sono stati ospitati nei locali di Malattie infettive. Ma pian piano il numero è aumentato (ora 6) ma mentre in passato (in era pre Ti30) al raggiungimento di questa soglia veniva rapidamente riconvertita la Terapia intensiva postoperatoria delle Cliniche, oggi questo non è possibile perché ci sono una serie di pazienti “cronicizzati”. Nelle altre ondate era più semplice ritagliare degli spazi per sistemare i malati più gravi. Alcuni venivano trasferiti al Civile e in altre rianimazioni della Sardegna, ma adesso Rianimazione 2 è sold-out da mesi e in estate anche Olbia e Nuoro difficilmente riescono a offrire posti liberi. L’unica via d’uscita, per prevenire la progressiva saturazione dei letti intensivi con l’eventuale aumento dei contagi e dei ricoveri, è quindi il blocco dei cantieri e la riapertura di Ti30. Potrebbe non essere sufficiente quindi il piano per l’eventuale trasformazione dei reparti ordinari in Covid già predisposto dalla direzione strategica dell’Aou. «Al momento, il prossimo reparto che potrebbe essere dedicato alla gestione Covid, anche per una intensità di cura elevata, è la Pneumologia con una disponibilità di 28 posti letto – spiegano i vertici dell’Aou – A seguire potrebbero essere convertite Geriatria e Patologia medica. La possibile conversione di questi reparti rappresenterebbe un problema per i ricoveri non Covid. Diventa necessario, infatti, far fronte all’alto numero di accessi nei reparti internistici. Si registra, infatti, un forte flusso di accessi giornalieri non Covid, una media di 160 con punte massime di 170, mentre i ricoveri sono in media il 30 per cento degli accessi. Si tratta di pazienti che giungono dalla Gallura, dal Nuorese e dall’alto Oristanese. Il superamento delle capacità ricettive della struttura a otto posti letto, predisposta come da indicazioni della Regione, porterebbe inevitabilmente a predisporre una nuova unità Covid. Questo porterebbe a interrompere le attività chirurgiche “No Covid” portate avanti in questi mesi. Un necessario supporto all’integrazione dei posti disponibili potrebbe arrivare dall’attivazione degli otto posti letto di Terapia intensiva Covid previsti al Mater Olbia». Quindi lo scenario di quest’inverno potrebbe ripresentarsi, con un drastico rallentamento delle attività chirurgiche e gli interventi rimandati di mesi. Ancora una volta, poi, lo stesso problema: i reparti ordinari convertiti in Covid si troveranno all’interno dell’Ospedale, con Geriatria e Patologia medica pronti ad ospitare i ricoverati positivi. Una scelta che va contro il principio strategico di tenere il più pulito possibile il Santissima Annunziata, per evitare l’innesco di qualsiasi possibile cluster interno.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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