«Mai più la città chiusa per ferie»

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L’amministrazione comunale sulle serrate ferragostane: i commercianti devono garantire i servizidi Giovanni Bua

25 Agosto 2021

SASSARI. Sassari chiusa per ferie a ferragosto? Inaccettabile. Non tanto per una vocazione turistica a lungo vagheggiata ma mai nemmeno sfiorata, ma perché non è pensabile non offrire servizi per giorni a una cittadinanza che, spesso giocoforza, ha rinunciato in massa alle ferie e ha passato tra le desolate vie la gran parte dell’estate, senza trovare il 15 e nelle giornate successive un luogo dove prendere un aperitivo, un caffè, o anche dove fare la spesa o un acquisto.Una situazione incomprensibile, soprattutto dopo le forzate chiusure causa covid di molte attività, che ha visto chiamata in causa anche l’amministrazione comunale. Che, pur ammettendo il problema e rendendosi disponibile a far parte della soluzione, non ci sta a passare da capro espiatorio, e anzi rilancia.«Ho sentito parlare – sottolinea l’assessora alla Cultura, Rosanna Arru – della necessità di un programma culturale più ricco che “appoggi” una rivitalizzazione della città nei giorni di ferragosto. Mi sembra perlomeno ingeneroso, anche perché proprio il 14 c’è l’evento simbolo della cultura e della storia sassarese: i candelieri. Chiaramente quest’anno in tono minore, visto il covid, ma comunque in grado di attirare molte persone e scaldare i cuori. Pur con risorse ridotte, e senza nessun finanziamento regionale per i grandi eventi, il Comune ha messo in campo un cartellone importante per l’estate, che andrà avanti fino a settembre inoltrato. E, anche per la rete Thamus, fatto il possibile per garantire il massimo possibile delle aperture». «Le comitive di turisti il 16 mattina – continua – erano a Monte d’Accoddi, e sinceramente non penso che il problema della città il 15 e il 16 agosto sia stata la fontana di Rosello chiusa, o la pinacoteca e il museo Sanna, che peraltro come è noto non sono di nostra competenza».Ancor più diretto l’assessore alle Attività produttive Nicola Lucchi: «C’è un problema culturale antico dei sassaresi, e dunque anche di parte della sua classe commerciale. Io sinceramente trovo inconcepibile che alcune attività programmino le loro ferie ad agosto. In altre città, anche più piccole di Sassari e con la stessa vocazione turistica, non è così. Nel periodo di Natale abbiamo messo intorno al tavolo i centri commerciali naturali per discutere di aperture e servizi, se necessario lo faremo anche per l’estate, ma io penso che serva una riflessione profonda. I tempi sono cambiati, le abitudini della cittadinanza e il contesto generale anche. Se Sassari, turisti o meno, aspira a giocare un ruolo guida del territorio, e se il centro della città vuole contrastare la grande distribuzione che non si ferma mai, non è pensabile andare al mare per una settimana a ferragosto. Anche perché, chi ha deciso di lavorare, pur con sacrifici, è stato premiato, e la città questo agosto era piena come non mai».Non siamo più negli anni ’80 insomma, con una città gonfia di buste paga di terziario e fabbrica in cui una classe di commercianti benestante e florida poteva permettersi di trasferirsi per mezzo agosto nel buen retiro algherese o stintinese. Di buste paga infatti ne son rimaste poche, e il commercio ha decisamente il fiato corto, sia dentro le mura che nei centri commerciali che pagano anche loro il prezzo della crisi. E Sassari non può davvero permettersi di lasciare prima di tutto i suoi cittadini, e tutto il circondario, senza un bar o un negozio aperto nemmeno per un fine settimana.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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