Ittiri Folk la tradizione più forte della pandemia

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Tutto pronto per la 36esima edizione del Festival che si terrà dal 10 settembre Gruppi da tutto il mondo e nuove regole nel rispetto delle norme coviddi Vincenzo Masia

25 Agosto 2021

ITTIRI. L’Ittiri Folk Festa oltre la pandemia, per un rinnovato impegno con il folklore e la tradizioni popolari. Sarà questo il filo conduttore della 36° edizione che si terrà il 10,11, e 12 settembre e di cui Piero Simula, presidente dell’associazione Ittiri Cannedu che organizza la più importante manifestazione sulle tradizioni popolari che si tiene in Sardegna, anticipa alcune novità. «Nonostante il Covid-19 abbia imposto, nella nostra isola, in Italia e nell’intero pianeta, delle forti limitazioni sullo spostamento delle persone, elemento indispensabile per l’arrivo a Ittiri di gruppi da tutto il pianeta, l’Associazione ha continuato a mantenere vivo il contatto con gruppi e associazioni per un programma che riporti nelle vie di Ittiri i costumi e le tradizioni da tutto il mondo assieme al bagno di folla entusiasta e compartecipe che ha premiato il nostro impegno e quello dell’Amministrazione Comunale che ci ha, da sempre, sostenuto e incoraggiato». Le parole di Simula trovano riscontro nell’undicesima edizione di Sestos, l’appuntamento, unico a carattere regionale, sull’abbigliamento tradizionale sardo, tenutosi lo scorso giugno, caratterizzato dalla presentazione di due libri: “Gli atti di Sestos” e “Un volo a Passo di Danza”. L’edizione di Ittiri Folk Festa 2021 si presenta con una nuova formula attraverso originali proposte dettate dai condizionamenti della pandemia, ma declinate in maniera intelligente con la speranza di incontrare i gusti degli estimatori delle tradizioni popolari, ma anche della musica tradizionale rielaborata. Il logo del 36° Festival Internazionale, Ittiri Folk Festa, infatti, rappresenta “I suoni costretti alla solitudine, intrappolati in un anfiteatro vuoto, orfano di spettatori, si liberano emanando vibrazioni e colori oltre il tempo, così da essere prossimi a quella normalità perduta che si sta intravedendo all’orizzonte. Il tema è quello di una normalità possibile dal momento che gli ultimi anni sono stati pervasi da limitazioni straordinarie che, in modo subdolo, sono andate a sostituirsi alla regolarità, diventando consuetudine quotidiana. Abituarsi a non esistere è in conflitto con il nostro scopo primario di vita, cioè essere”. La collaudata macchina organizzativa del Festival sta già lavorando a pieno regime e tanti, tra organizzatori e sostenitori, sono fortemente impegnati per un’edizione che segni la ripresa di una continuità culturale all’insegna delle tradizioni popolari ritmate dai suoni, illuminate dai colori e animate da figuranti con i costumi tradizionali.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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