Lio Mura, politica e passione

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Si è spento a 77 anni. Allievo di Bobbio e Pigliaru è stato ordinario e preside di Scienze Politichedi Costantino Cossu

29 Luglio 2021

SASSARI. Si è spento ieri, all’età di 77 anni, Lio Mura. Nato a Sassari nel 1944, ha avuto un ruolo importante nella vita intellettuale cittadina e regionale, soprattutto per il suo impegno universitario. Professore ordinario di Filosofia politica nella facoltà di Scienze politiche e poi preside della stessa facoltà, è stato anche direttore del dipartimento di Economia, istituzioni e società dell’ateneo di Sassari. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita nel 1964, Lio Mura ha seguito a Torino un corso di perfezionamento in Scienza politica sotto la guida di Norberto Bobbio, con il quale è rimasto in contatto per tutto il corso della successiva vicenda intellettuale del grande filosofo del diritto. Insieme con Bobbio, uno dei suoi maestri è stato Antonio Pigliaru, di cui Lio Mura è stato allievo durante gli anni degli studi in Legge e con il quale ha poi collaborato nella redazione della rivista Ichnusa.Nel saggio “Storia dell’Università di Sassari”, curato da Antonello Mattone, dell’autore del “Codice della vendetta barbaricina” Lio Mura ha scritto: «Pigliaru è stato, innanzitutto, uno studioso esemplare, che si riconosceva senza riserve in quelli che Norberto Bobbio, a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, aveva indicato come i “frutti più sani” della tradizione culturale europea, vale a dire l’inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose. A questi canoni in senso lato metodologici, che contraddistinguono uno stile di pensiero e costituiscono una sorta di “codice deontologico” dell’intellettuale di professione, Pigliaru si è sempre attenuto». Allo stesso codice deontologico Lio Mura è stato fedele, con assoluta coerenza, per tutta la vita. Contro la drastica semplificazione del pensiero che oggi dilaga e che minaccia di ridurre a schemi intellettualmente sterili il modo di pensare della generazione attuale, Lio Mura ha sempre praticato «l’inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il senso della complessità delle cose». Come Pigliaru e Bobbio gli avevano insegnato.Lio Mura ha anche militato a lungo nel Partito comunista italiano, come iscritto e dirigente della sezione universitaria. Erano gli anni Settanta, una stagione di passione politica e di tensione progettuale verso forme nuove e più avanzate di convivenza civile. Impegno che richiedeva un apporto di idee non limitato alla sterile propaganda ideologica e attento invece, nel Pci di Enrico Berlinguer, ai contenuti di un’azione politica orientata a obiettivi di governo dei processi storici in atto nella società italiana. In questa direzione il contributo di Lio Mura è stato sempre puntuale, serio, costruttivo. Tra i suoi libri ricordiamo: “Il dibattito sulla tolleranza nell’età giolittiana” (1972); “Cattolici e liberali nell’età giolittiana. Il dibattito sulla tolleranza” (1976); “Statualismo e diritto sociale. Il saggio di Capograssi sulla molteplicità degli ordinamenti giuridici” (1979); “La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau » (1979) ; “Temi e problemi di filosofia politica” (1991); “Il cittadino e lo Stato” (2002). Ma il suo lavoro più importante è “Categorie della politica. Elementi per una teoria generale” (1997), un testo che, attraverso la ridefinizione delle principali categorie del lessico politico occidentale, fornisce gli strumenti essenziali per un approccio analitico rigoroso allo studio della politica.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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