Con Pinqua arrivano a Sassari 30 milioni per centro storico e Latte Dolce-Santa Maria di Pisa

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Due progetti presentati, due accolti dal ministero delle Infrastrutture e la Mobilità sostenibile, per il totale della somma richiesta: quasi 30 milioni. Il Comune di Sassari porta a casa un ottimo risultato con il bando Pinqua (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare), piazzandosi 72esimo con un progetto di riqualificazione del centro storico e 165esimo con uno per Santa Maria e Latte Dolce, su 271 domande accolte. «Una grandissima soddisfazione – ha commentato il sindaco Nanni Campus -, ancora maggiore se pensiamo che la nostra idea per il centro storico, studiata esclusivamente da professionalità interne all’Amministrazione, ha ottenuto un riconoscimento speciale rientrando nella selezione dei “Progetti meritevoli”. Nella stessa nota del Ministero si legge che “tra i progetti ammessi in graduatoria – molti firmati da grandi studi di architettura italiani – figurano quelli per la riqualificazione del centro storico di Sassari (ripopolamento attraverso il recupero di immobili abbandonati o degradati da destinare a residenza)”. Il mio ringraziamento va dunque a tutto lo staff che ha lavorato per ottenere questi risultati, conscio di tutte le difficoltà, legate anche al ridotto numero di personale comunale, che ha affrontato».Tutti i particolari sono stati presentati in conferenza stampa martedì 27 luglio nella sala Consiglio di Palazzo Ducale. All’incontro erano presenti il primo cittadino Nanni Campus, l’assessore alle Politiche della Casa Antonello Sassu e il dirigente Toni Solinas, il direttore generale Claudio Castagna, i tecnici che hanno curato il progetto Alessandra Bertulu, Maria Giovanna Campus e Davide Chessa e tutti i partner privati del progetto:  Tamalacà, Atp, Human Foundatione Marche Servizi, il Laboratorio Foist per le politiche sociali e i processi formativi con l’Università di Sassari, Ssd Sassari Calcio Latte Dolce, Aps IntHum.Gli indicatori utilizzati per definire la graduatoria dei progetti – come spiega il ministero delle Infrastrutture in una nota – hanno tenuto conto sia della superficie residenziale che viene recuperata dal progetto, sia della maggiore inclusività sociale che esso genera, anche tramite il coinvolgimento nella successiva gestione dell’intervento da parte del terzo settore. Indicatori di impatto sociale, culturale, urbano territoriale, economico-finanziario e tecnologico sono stati i parametri su cui si è formato il giudizio della Commissione: l’apporto economico di fondi privati, la rispondenza alle politiche territoriali regionali, la sostenibilità ed efficienza energetica e la premialità al consumo di suolo zero hanno costituito alcune delle voci valorizzate dall’apposito programma informatico creato ad hoc.Era il 29 gennaio quando la Giunta comunale ha stabilito con delibera la volontà di partecipare al Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare – “PINQUA” mediante la presentazione di due proposte progettuali, una dedicata all’area di “Latte Dolce – Santa Maria di PISA”, l’altra al “Centro Storico”. Il 4 febbraio è stato pubblicato l’avviso con cui il Comune di Sassari cercava partner privati, come previsto dal bando ministeriale. Il 12 marzo la candidatura è stata spedita. Il 21 luglio la notizia: i due progetti sono stati approvati e uno ha portato a casa una menzione speciale.Centro storico. Per il centro storico gli obiettivi sono la riqualificazione e la riorganizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato anche in chiave di diversificazione dell’offerta abitativa e dei servizi all’abitare (social housing); gli interventi di rigenerazione urbana, recupero e valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici ovvero recupero e riuso di testimonianze architettoniche significative; l’individuazione e l’utilizzo di modelli e strumenti innovativi di gestione, inclusione sociale e welfare urbano nonché di processi partecipativi, anche finalizzati all’autocostruzione. E infine l’incremento degli alloggi, anche con l’acquisto di immobili privati da destinare alla rotazione. Il centro storico – in particolare la cosiddetta “parte bassa”, che comprende i rioni storici di san Donato, sant’Apollinare e san Sisto – è a tutti gli effetti una vera e propria periferia, nonostante la sua collocazione centrale. L’idea progettuale è elaborata a partire dalla convinzione che la condizione di marginalità socio-spaziale possa essere risolta in modo durevole solo attraverso l’attivazione di politiche e progetti abitativi tali da favorire forme di abitare di tipo condiviso, collaborativo e inclusivo. L’idea è proporre un intervento di Housing Sociale diffuso all’interno del centro storico, attraverso il recupero di un insieme di immobili in disuso e in stato di degrado e la riorganizzazione di un sistema di spazi pubblici interconnessi. La proposta è stata formulata dall’Amministrazione attraverso un percorso di co-progettazione con il partner di progetto Tamalacà Srl e va a integrare la progettualità in essere.Nell’ambito della proposta progettuale si prevede il recupero di 8 edifici pubblici attualmente non occupati e in stato di degrado.Il complesso dell’ex Hotel Turritania presenta interesse sia come elemento rappresentativo della storia urbanistica della città e sia dal punto di vista della storia della progettazione architettonica essendo stato progettato dall’architetto Vico Mossa, uno dei principali esponenti dell’architettura degli anni ‘40 e ‘50 in Sardegna. Il progetto intende proporre un intervento di restauro conservativo dell’immobile finalizzato a realizzare, oltre agli alloggi, un articolato sistema di spazi collocati nei piani seminterrato e rialzato dell’edificio, immediatamente accessibili dalla piazza, all’interno dei quali ospitare diversi servizi locali e urbani e la sede del gestore degli immobili, e una terrazza panoramica pensata come uno spazio pubblico.Si inserisce nel progetto anche l’intervento di acquisizione di un insieme di immobili fatiscenti attualmente di proprietà privata, selezionati tra quelli mappati e descritti all’interno del già citato “Piano integrato di rigenerazione urbana del Centro Storico della città di Sassari”.L’intervento è reso possibile grazie al coinvolgimento del Servizio Edilizia Residenziale dell’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione della Sardegna che partecipa al progetto mettendo a disposizione 1 milione di euro. Gli immobili ospiteranno alloggi a rotazione in locazione a canone calmierato.Anche la riqualificazione di piazza sant’Antonio rientra nel progetto accolto dal Ministero, così come lo slargo su cui si affacciano la scuola del quartiere e l’immobile di via Fontana 14, ripensato in relazione alle esigenze di bambine e bambini. Infine il sistema di microspazi di risulta lungo largo delle Monache Cappuccine, che si prestano ad essere riorganizzati anche attraverso interventi di auto-costruzione e co-gestiti dagli stessi abitanti. Le proposte di progetto di recupero di questi spazi sono state formulate prestando particolare attenzione alle esigenze spaziali dei gruppi di abitanti più vulnerabili – bambine e bambini, persone anziane, persone con disabilità, ecc. – partendo dal presupposto che accogliere tali esigenze consente di realizzare luoghi più accoglienti e “usabili” per tutti.Inoltre, particolare attenzione è stata posta sulla necessità di promuovere trasformazioni orientate alla sostenibilità ambientale. Tra queste la camminabilità e l’accessibilità: sono stati ampliati gli spazi dedicati ai percorsi e alle aree pedonali e conseguentemente ridimensionati le carreggiate e gli spazi dedicati alla sosta delle automobili; sono stati inoltre previsti interventi orientati a garantire l’accessibilità universale. Rientra in questo ambito specifico il progetto di riorganizzazione degli spazi in corrispondenza delle fermate del Trasporto Pubblico Locale proposto dal partner di progetto ATP – Azienda Trasporti Pubblici di Sassari . È prevista la permeabilità delle superfici e incremento del verde urbano: sono stati inseriti interventi di depaving e sono state utilizzate pavimentazioni drenanti per ampliare l’estensione delle superfici permeabili e migliorare così la capacità di adattamento degli spazi ai cambiamenti climatici; sono stati inoltre inseriti diversi elementi di verde urbano (alberature, pergolati, superfici verdi) con l’intento di migliorare la qualità urbana e contrastare l’effetto dell’isola di calore urbana; per quanto riguarda la fruibilità e la sicurezza sono stati inseriti diversi elementi di arredo urbano ed è stata ripensata l’illuminazione pubblica per garantire un uso diversificato degli spazi e incrementare la sicurezza.Latte Dolce e santa Maria di Pisa. Il quartiere di santa Maria di Pisa ha 1155 abitazioni di Edilizia Residenziali Pubblica di proprietà dell’Agenzia Regionale Edilizia Abitativa (AREA) e del Comune di Sassari, a cui si affiancano circa una settantina di alloggi di tipo privato realizzati da differenti cooperative di lavoratori, principalmente ferrovieri e insegnati. L’area su cui si concentra l’azione progettuale si connota per una situazione socioeconomica e culturale vulnerabile. In particolare, a Santa Maria di Pisa lo stesso processo di trasferimento dei nuclei familiari provenienti da un altro contesto attraverso un processo governato dall’alto ha comportato difficoltà di integrazione di grande rilievo. Da diversi anni è ormai in corso un lavoro di ricerca-azione partecipata del Laboratorio Foist per le Politiche Sociali e i Processi Formativi dell’Università di Sassari – partner del progetto – condotto attraverso diverse campagne di studio3. Pur essendo contigui, i due quartieri sono divisi da una “barriera” naturale costituita da un avvallamento che costituisce una sorta di confine tra i due insediamenti. In questo avvallamento trovano posto due presidi strategici che sono la Scuola Elementare di via Cilea e il complesso sportivo: una potenziale “cerniera” tra i due quartieri cui guarda con interesse questa nostra proposta progettuale.Il senso di “desertificazione” socioeconomica alimenta il senso di isolamento e abbandono che si associano alla “ghettizzazione” collegata allo stigma storico degli abitanti dell’area e alla distanza, anche fisica, rispetto al resto della città e ai suoi organi decisionali. Coerentemente con quanto disposto dal decreto interministeriale 395-2020, il progetto si propone di riqualificare il patrimonio residenziale sociale, migliorare l’accessibilità, la sicurezza degli spazi collettivi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici, migliorare la coesione sociale, la capacità di resilienza della comunità e la qualità della vita dei cittadini. Il primo intervento consiste nella riattivazione di un insieme di spazi pubblici e semi-pubblici e di servizi di quartiere attualmente in disuso e nel miglioramento delle condizioni abitative dei nuclei familiari che risiedono negli alloggi ERP. La partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse costituisce lo snodo centrale della strategia di azione. Il processo partecipativo è inteso a individuare e sostanziare i contenuti sociali, culturali ed economici destinati ad “abitare” gli interventi infrastrutturali di carattere urbanistico e architettonico.

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