Centro dialisi senza scorte mancano garze e cerotti

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SASSARI. Garze, cerotti, cotone, siringhe. Al centro dialisi del San Camillo i presidi medici scarseggiano e medici e infermieri devono contenderseli. Per sopperire alla mancanza di cerotti medicati,…
SASSARI. Garze, cerotti, cotone, siringhe. Al centro dialisi del San Camillo i presidi medici scarseggiano e medici e infermieri devono contenderseli. Per sopperire alla mancanza di cerotti medicati, indispensabili per evitare eventuali infezioni, tra i dializzati c’è chi li acquista di tasca propria. Una situazione che sta causando disagi alla settantina di pazienti che frequentano il centro. Se possono contare su un’assistenza impeccabile e dal volto umano degli operatori sanitari, altrettanto non possono dire della fornitura di materiale. A denunciare una carenza che va avanti da tempo è l’associazione “Segnala a Sassari”, gruppo con quasi 34mila membri molto attivo su Facebook dove ha una sua pagina ricca di notizie, racconti e dibattiti sulla vita della città. E che è pronta anche a scendere in piazza per tutelare i diritti dei cittadini«Al centro dialisi le scorte di presidi sanitari non sono sufficienti per coprire le esigenze dei malati – spiega Marcella Piras, presidente dell’associazione –. Stiamo parlando di un servizio importante e necessario che non dovrebbe mai ritrovarsi senza. Siamo venuti a conoscenza del problema e chiediamo che venga risolto al più presto. Non è pensabile che possano venire meno queste forniture. In un presidio sanitario garze e cerotti non devono mancare mai – prosegue la presidente di “Segnala a Sassari” –. Né il personale può arrangiarsi a usare siringhe di dimensioni diverse da quelle che occorrerebbero. Senza contare che ci sono carenze di organico, in un centro sanitario che pure sarebbe in grado di fornire altri posti di dialisi».All’Ats spiegano che i ritardi nel rifornimento derivano dai tempi obbligati delle gare d’appalto. «Garze e siringhe sono già arrivate e sono in distribuzione, mentre la mancanza di cerotti sarà presto risolta». «I tempi della burocrazia, però, non possono essere invocati quando si tratta della salute delle persone», afferma Marcella Piras.

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