Sassari, «Viviamo barricati dentro casa»

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I residenti del quartiere ostaggi di un piccolo locale gestito da nigeriani: feste e musica fino all’alba Luca Fiori

18 Luglio 2021

SASSARI. «Per rientrare a casa dobbiamo chiedere il permesso a questi signori che stazionano sul gradino del nostro portone e ci guardano con aria di sfida. Se chiediamo di abbassare il volume della musica alle tre del mattino, se osiamo suggerire di non urinare in mezzo alla strada o supplichiamo queste persone di non spaccare bottiglie di birra nel cuore della notte siamo razzisti. No, sono siamo razzisti, siamo disperati perché da anni ci sentiamo assediati e privati della nostra libertà».Hanno paura di farsi fotografare e chiedono che i loro nomi non finiscano sul giornale per non subire ulteriori ritorsioni, ma sono esasperati e al giornale hanno deciso di raccontare come è cambiata via San Donato negli ultimi vent’anni e cosa succede ogni notte in questo angolo di città dimenticato da molti.I residenti che si sono rivolti alla Nuova Sardegna per far sapere a tutti – politici per primi – come si viva a pochi metri da un locale che spara musica a palla tutte le notti, ci tengono a sottolineare che il razzismo con la loro protesta non c’entra assolutamente niente.«Viviamo qui da più di vent’anni – raccontano nel salone di casa, dopo aver chiuso le finestre per paura che qualcuno veda o senta qualcosa – e quando siamo arrivati questa era una zona bellissima. C’erano ancora che le vecchiette che si sedevano davanti al portone con la sedietta e i bambini che giocavano per strada». Negli ultimi anni molti sassaresi hanno deciso di andare via e la maggior parte delle case sono state prese in affitto dalla comunità nigeriana. «Prima avevano dei vicini di casa senegalesi – raccontano – erano delle persone eccezionali con le quali siamo ancora in ottimi rapporti di amicizia. Ma anche per loro che hanno dei bambini piccoli vivere qui era diventato impossibile e qualche anno fa sono andati via. Qui la notte è impossibile dormire – prosegue il racconto dei residenti – da una certa ora parte la musica nel locale dei nigeriani e fino a notte fonda non si ferma, nonostante le nostre continue richieste».Il locale è finito più volte nel mirino delle forze dell’ordine. Polizia, carabinieri e polizia locale a turno lo hanno chiuso e sanzionato, ma alla fine ha sempre riaperto. «Una volta gli era stata sequestrata la strumentazione per fare musica – raccontano i due abitanti della zona – ma poi l’hanno ricomprata e hanno ripreso a comportarsi come una discoteca. Qualche notte fa la festa è proseguita fino alle tre del mattino – aggiungono – e nessuna delle forze di polizia che abbiamo chiamato è intervenuta. Avere un dialogo con queste persone non è semplice – concludono – ci hanno individuato come i nemici che chiamano le forze dell’ordine e ci dicono che siamo razzisti. Non lo siamo, abbiamo figli e nipoti e vorremmo solo tornare ad avere una vita normale nel nostro quartiere – concludono – dove tutti sono i benvenuti, ma solo se stanno alle regole e non si comportano da padroni».©RIPRODUZIONE RISERVATA 

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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