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Le antiche mitologie del Mediterraneo mostrano come greci, fenici, cartaginesi e romani avessero una profonda conoscenza della Sardegna e come ad essa guardassero con grande stupore. La prolusione di Attilio Mastino sui collegamenti tra l’isola e le altre civiltà antiche del Mediterraneo, rivisitate attraverso la forza evocativa del mito, ha dato avvio con successo al festival letterario “Mediterranea. Culture, scambi, passaggi”, che sotto la direzione dell’AES, per cinque giornate proporrà iniziative letterarie, incontri con autori, reading e spettacoli negli spazi dell’Ex mercato civico di Alghero.«Spazi che finalmente ritornano a vivere grazie alla cultura», ha affermato il sindaco Mario Conoci, nel saluto d’apertura al fianco della presidente AES Simonetta Castia e dell’assessore alla Cultura, Marco Di Gangi, che ha specificato come “in questo luogo si è riusciti a ripartire con una proposta di elevatissimo spessore, nella speranza che sia la prima di una lunga serie di iniziative da realizzare con l’AES”.Non a caso, la presidente Castia ha evidenziato come l’evento trovi nella città di Alghero la sua sede naturale: «Uno dei punti strategici e cruciali del nostro mare sia in passato che oggi, sia in riferimento agli scambi che alle contaminazioni e ai passaggi tra la Sardegna e il resto del Mediterraneo, come dimostra lo straordinario racconto dei libri».È stata una prima serata piuttosto partecipata, durante la quale il già Rettore dell’Università di Sassari ha stupito il pubblico evidenziando in modo accattivante e sorprendente i numerosi collegamenti tra gli eroi e i semidei del mito greco e le diverse zone dell’isola.A partire da Forco, re di Sardegna e Corsica, ai Tespiesi figli di Eracle che fondarono Olbia, lo storico ha sviscerato aneddoti e citazioni, senza trascurare approfondimenti sul territorio di Alghero con le sue coste e il suo mare, laddove l’isola Foradada era in passato l’isola delle Ninfe, mentre la baia di Porto Conte era conosciuta dai romani come Portus Nympharum. Anche il pregiato corallo rosso nient’altro era, nella visione degli antichi, se non il sangue sgorgato dalla testa mozzata di Medea, regina di Sardegna.Un excursus infinito che dal gigante di bronzo Talos attraversa le leggende di Dedalo costruttore di Nuraghi, quindi di Sardus e di Norace, tutti protagonisti di uno sfondo in cui la Sardegna appare un luogo speciale per far riaffiorare le cose del passato.Tra gli applausi Mastino ha lasciato spazio all’incontro con Patrizio Zurru e Ariase Barretta, scrittori e docenti, che hanno illustrato l’interessante esperienza della casa editrice Arkadia, impegnata con diverse collane nel mondo editoriale ispanico e ispano-americano, e in altri contesti del Mediterraneo. Quando si parla di editoria in lingua spagnola, hanno spiegato i due ospiti, il riferimento va alla distribuzione in ben ventuno paesi del mondo, per un settore che garantisce una permanenza del libro sul mercato. Numeri importanti, che danno davvero grande motivazione. Secondo gli autori il coraggio sta nel pubblicare opere che vadano al di fuori degli schemi, e questo spesso riescono a farlo le piccole case indipendenti, non vincolate da rigidi schemi di marketing.Le parole di Sergio Atzeni interpretate da Giovanni Carroni hanno poi chiuso la prima serata del festival attraverso un raffinato reading musicale, “Intorno al Sud”, realizzato in collaborazione con Bocheteatro di Nuoro e con i musicisti Omar Bandinu e Fabio Coronas. Un lavoro dedicato al compianto scrittore di Capoterra, celebrato nel ruolo di un personaggio del suo mondo letterario assieme a tanti protagonisti dei suoi libri, che erano in particolare i fragili, i perdenti, gli emarginati di quel mondo variegato che appartiene ai sobborghi cagliaritani. Un mondo che è il frutto di tante contaminazioni millenarie. Ed è per questo – ha sottolineato Carroni – che per definire Atzeni, non c’è parola più adatta di “Mediterraneo”.

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