Fatto grave: una porta chiusa non fermerà il nostro lavoro

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Non sarà una porta chiusa a fermare il nostro lavoro. La vicenda giudiziaria Alzheimer-Dore l’abbiamo seguita fin dal principio in ogni suo passo, raccontando la realtà dei fatti. E continueremo a…di GIANNI BAZZONI

16 Luglio 2021

Non sarà una porta chiusa a fermare il nostro lavoro. La vicenda giudiziaria Alzheimer-Dore l’abbiamo seguita fin dal principio in ogni suo passo, raccontando la realtà dei fatti. E continueremo a farlo. Quello che è accaduto ieri in Corte d’appello è un fatto grave: questa storia del “semaforo” rosso o verde, a seconda delle giornate e delle materie trattate nei processi, può portare anche ad altre modalità creative. Per esempio a scegliersi i giornalisti, a dire a te sì e a te no. E tenere fuori i cronisti dall’aula senza dare una motivazione reale è ancora peggio che fornire una decisione assunta con cognizione di causa. Porte chiuse perchè “c’è già troppa gente”, questa la motivazione. La gente è rimasta lì, noi fuori. Ma noi non siamo semplicemente la gente: la professione del giornalista, come quella dell’avvocato e del medico è nella Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 21 afferma che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure e nessuno può negare che l’informazione vive attraverso l’opera quotidiana dei cronisti impegnati in una “professione di libertà”. Il processo in corte d’Appello non era neppure cominciato, non c’era alcun problema. É bastato che un avvocato infastidito rinnovasse la sua richiesta di tenere fuori dall’aula i giornalisti (cosa che gli era stata rigettata nel processo di primo grado) per fare scattare il provvedimento. L’auspicio è che sia solo un fraintendimento di giornata, una parentesi accidentale. Per noi in fondo cambia poco. Saremo sempre lì a raccontare, ancora di più quando si tratta di notizie che rivestono un rilevante interesse pubblico. E la vicenda Alzheimer-Dore non è una semplice discussione tra medici e avvocati. Qualcosa l’abbiamo già raccontata con chiarezza fino alla sentenza di primo grado. Ora siamo in Appello, a nessuno può essere consentito di sospendere la libertà di informazione.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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