Riciclaggio di pecore, due a giudizio

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Imputati allevatori di Torralba, la Procura sollecita l’assoluzione
SASSARI. Erano accusati di «aver ostacolato la provenienza delittuosa di diciassette capi ovini, razza sarda» risultati rubati da un’azienda agricola di Buddusò. «In particolare – è scritto nel decreto di rinvio a giudizio – gli animali presentavano una sovrapposizione dei codici identificativi sulle orecchie finalizzata a rendere illeggibile il codice aziendale originario».Per questo due allevatori di Torralba, difesi dall’avvocato Marco Palmieri, sono finiti a processo con l’accusa di riciclaggio. Solo a uno dei due è stata contestata anche la simulazione di reato. Dopo l’ispezione dei veterinari inviati dai carabinieri per un controllo nell’azienda – gli stessi che avevano accertato l’anomalia nei marchi auricolari – l’uomo si sarebbe infatti presentato in caserma per denunciare («falsamente») il furto di quelle stesse pecore. Ieri davanti al collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) il pubblico ministero Angelo Beccu ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di riciclaggio sostenendo che sussista, invece, il reato di ricettazione: «Gli imputati hanno ricevuto questi capi ovini, di sicuro hanno ricettato dei beni ma non esiste la prova che abbiano partecipato all’attività manipolativa». Da qui la richiesta di assoluzione dal riciclaggio per non aver commesso il fatto. Mentre il reato di ricettazione è prescritto. Il presidente ha rinviato per le discussioni dell’avvocato di parte civile Gian Marco Mura e del difensore Palmieri. (na.co.)

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