Colpì l’anziano padre ma non per ucciderlo: 2 anni a un portotorrese

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SASSARI. «Mi sembrava come se mi stessero cadendo sulla testa tre o quattro quadri, poi quando mi sono girato ho visto che era mio figlio a colpirmi…». Aveva raccontato così ai giudici un anziano…
SASSARI. «Mi sembrava come se mi stessero cadendo sulla testa tre o quattro quadri, poi quando mi sono girato ho visto che era mio figlio a colpirmi…». Aveva raccontato così ai giudici un anziano padre di Porto Torres chiamato a testimoniare nel processo contro il proprio figlio di 55 anni. L’uomo era stato arrestato per quel fatto con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti e ieri è stato scarcerato dal giudice Mauro Pusceddu su richiesta dell’avvocato difensore Giuseppe Masala. Provvedimento arrivato dopo la lettura della sentenza. Il collegio, accogliendo la richiesta del legale dell’imputato, ha derubricato il reato da tentato omicidio a lesioni e ha quindi condannato il 55enne a due anni di reclusione. Il pm ne aveva chiesto otto. Lo ha poi assolto, così come aveva chiesto anche il pubblico ministero, dai maltrattamenti perché non è stato dimostrato che nei confronti del pensionato ci fossero stati atti vessatori abituali da parte del figlio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti lo scorso ottobre il 55enne aveva colpito più volte il padre – che stava preparandosi la colazione – con la gamba in legno di una vecchia poltroncina e poi si era allontanato da casa lasciandolo sanguinante. I carabinieri lo avevano rintracciato poco dopo e lo avevano arrestato. All’origine dell’aggressione ci sarebbero stati motivi di denaro e di tossicodipendenza. Dal portafoglio dell’anziano e dal conto corrente sparivano soldi in continuazione e lui attribuiva questi ammanchi al figlio. Il difensore ieri ha spiegato che se il 55enne quel giorno avesse voluto uccidere davvero il padre non avrebbe avuto difficoltà a farlo, trovandoselo frontalmente, e ha anzi sollevato dubbi sulla dinamica dell’aggressione ipotizzando anche che sia stato l’anziano a impugnare la gamba della poltrona per colpire il figlio. In questo modo si sarebbe procurato la distorsione del rachide cervicale diagnosticata dai medici: «Quanto alle ferite lacero contuse e al modesto trauma cranico riportati – ha aggiunto – dimostrano che al massimo si può parlare di lesioni. Addirittura il figlio si ferma a pulire il pavimento sporco di sangue, anziché allontanarsi di fretta…». Tesi evidentemente accolta dal collegio che ha derubricato il reato. (na.co.)

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