Arte e cultura inaccessibili tra lucchetti e degrado

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Museo Sanna, Barbacane, ex Artigianato e Carmelo sono chiusi da anni La rete Thamus semi abbandonata aspetta le guide e i giardinieri di Lavorasdi Giovanni Bua

12 Luglio 2021

SASSARI. Sassari capitale della cultura e meta del turismo? Ambizione sacrosanta destinata però ad essere, almeno per ora, poco più di un sogno. Se la speranza della città dei Candelieri è quella di intercettare quella fetta di vacanzieri che non si accontenta del mare più bello del mondo, l’offerta culturale e ricreativa che la città è in grado di mettere in campo, soprattutto nel fine settimana, è davvero desolante.Chiuso da più di tre anni il museo “Giovanni Antonio Sanna”, tranne il Padiglione Clemente che dal 18 giugno ospita una grande mostra, progettata da Antonio Marras, che promette di anticipare l’apertura della Sezione Etnografica del Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico, il cui complesso restauro sembrerebbe finalmente concluso. Chiusi a tempo indefinito Barbacane, vestigia del castello aragonese scelleratamente abbattuto nell’Ottocento, che da tre anni attende l’accordo tra Abbanoa e Soprintendenza per il restauro (e i fondi per realizzarli). Ancora chiusi ex Padiglione dell’Artigianato ed ex Convento del Carmelo, che in attesa di diventare nuovi musei dell’Artigianato e del design e dell’Arte del Novecento e del Contemporaneo per ora sono solo magazzini dove giacciono stipate la meravigliosa collezione Biasi ma anche le opere acquistate da privati da parte della Regione, come 62 collage di Edina Altara, proprio allo scopo, o la donazione dalla famiglia sassarese Magnani.Un capitolo a parte merita la Rete museale Thamus. Gestita da una quindicina d’anni dal Comune, ha come pezzo pregiato il sito archeologico di Monte d’Accoddi (con il suo altare prenuragico unico nel Mediterraneo) affidato in convenzione dalla Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio. È il più visitato in assoluto ed è anche l’unico monumento aperto il sabato e la domenica, anche se per visitarlo nel week-end bisogna essere un gruppo di almeno 10 persone.Per il resto i gioielli della rete sono tutti impolverati dalla lunga pausa per il Covid, e dal fatto che il bando Lavoras che deve assegnare guide e soprattutto squadre di pulizia specializzate è stato chiuso ma, per una serie di problemi burocratici legati alle visite mediche, non è ancora operativo. Risultato la meravigliosa fontana del Rosello, del XVII secolo, simbolo di Sassari, è sì visitabile dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 ma più che ammirare i cantaros e le statue che raffigurano le stagioni e godere dei richiami tardo-rinascimentali che ne fanno un monumento unico, nell’Isola e non solo, chi si avventura nella lunga scalinata trova un percorso da treccking tra erbacce altissime e degrado assoluto. Da Palazzo Ducale fanno sapere che il problema è noto quanto doloroso, ma che proprio per la sua natura monumentale la fontana, il lavatoio e l’area circostante vanno pultiti da personale specializzato, che è già stato selezionato e assunto col bando Lavoras, partito con particolare ritardo per i problemi legati al Covid (le selezioni devono essere fatte obbligatoriamente in presenza) ma che ancora non è potuto entrare in servizio per problemi burocratici (sempre che prima di dare il via libera tutti i “Lavoras” debbano aver completato le visite mediche). Si spera insomma di ripulire tutto entro la fine della prossima settimana, e di mettere a disposizione anche una guida.Attendendo squadre e guide chi si vuole avventurare (le visite nella rete da inizio luglio sono state già comunque più di 250, a testimoniare quanto è grande la fame di cultura dei turisti, ma non solo), può andare a Palazzo Ducale dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13 (ultimo ingresso alle 12), con tanto di visite guidate. Visite temporaneamente sospese, anche qui in attesa dei Lavoras, a Palazzo di Città e alla Domus de janas di Montalè.La Pinacoteca nazionale Canopoleno in piazza Santa Caterina, in questo deserto, è tra i pochi siti a brillare. La struttura, inaugurato nel dicembre 2008 all’interno dell’ex Collegio gesuitico, storico edificio fatto costruire tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento dall’arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo, è a norma, ha svolto un’intensa attività di promozione e si può visitare dal martedì al sabato dalle 9 alle 18, e la prima e terza domenica del mese.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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