Non picchiò i genitori, ozierese assolto

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Verdetto ribaltato per un 37enne: dovrà pagare 800 euro di multa per minacce
SASSARI. Era stato condannato in primo grado a tre anni e tre mesi di reclusione per maltrattamenti, lesioni e minacce di morte ai genitori settantenni, verbali ma anche inviate attraverso la messaggistica di Whatsapp. Condotte violente che avrebbero anche costretto i due coniugi a chiudersi a chiave in casa per il timore che quel figlio (che da un po’ non viveva più con loro) potesse aggredirli durante la notte. Ieri, nel processo d’appello, l’uomo – un 37enne di Ozieri difeso dall’avvocato Giuseppe Onorato – è stato assolto dai reati più gravi derubricati in minacce tramite sms per le quali dovrà pagare 800 euro di multa.A marzo del 2020 un episodio in particolare aveva portato al suo arresto. Alcune persone avevano sentito delle grida provenire da un’abitazione al centro di Ozieri e avevano chiamato i carabinieri. Quando la pattuglia era arrivata sul posto il 37enne era già andato via, avevano però trovato il padre e la madre molto provati, l’anziano aveva un segno rosso sulla guancia e i militari avevano stabilito che il figlio gli avesse dato un morso prima di lanciare tutto per aria e allontanarsi da casa. Poco dopo la pattuglia lo aveva rintracciato e arrestato. Particolarmente gravi le minacce che il 37enne aveva rivolto soprattutto al padre “colpevole” – le indagini avevano individuato questa come causa scatenante dell’ultima aggressione – di aver perso il cane del figlio. «Ti pungo come un maiale. Non mi avete mai visto cattivo – scriveva nei messaggi inviati alla madre – mentre vi guardo e vi strozzo la gola non mi avete mai visto… io vi buco, vi macello, vi taglio in mille pezzi, vi uccido davvero però…». Il 37enne dopo 15 mesi passati in cella è stato scarcerato di recente in seguito all’istanza presentata nella prima udienza d’appello dall’avvocato Onorato. Ieri il pg ha chiesto la conferma della condanna ma il legale della difesa ha evidenziato come non vi fosse continuazione né reiterazione di condotte illecite da parte del suo assistito. Non c’era nemmeno una certificazione medica che provasse la natura della lesione riscontrata sul volto del padre. Gli stessi genitori, sentiti in aula, avevano parlato di un unico episodio (quello di marzo 2020) e dei messaggi, quelli sì “spiacevoli”, che il figlio era solito inviare alla propria madre. (na.co.)

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