Saluto romano al funerale del prof. Todini, assolti tutti gli imputati

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Assolti perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa oggi pomeriggio al termine dell’udienza tenutasi nel Tribunale di Sassari dal giudice De Luca a conclusione del processo di primo grado nei confronti dei 22 imputati accusati dalla Procura di aver violato la Legge Scelba in occasione dei funerali del prof. Giampiero Todini il 2 settembre 2018.
In quelle circostanze, al termine della funzione religiosa delle esequie, avvenuta a Sassari fuori dalla parrocchia di San Giuseppe, numerosi presenti avevano reso omaggio al feretro con la cosiddetta chiamata del “presente” facendo il saluto romano. Il video della commemorazione era subito diventato virale e la notizia era rimbalzata su tutti i media locali e nazionali, aprendo dibattiti e prese di posizione sui principali mezzi di informazione.
La Procura di Sassari aveva subito avviato le indagini e, a conclusione delle stesse, chiamato direttamente in giudizio 22 imputati con l’accusa di violazione dell’art. 5 della Legge Scelba in materia di manifestazioni fasciste richiedendo, nell’udienza conclusiva della fase dibattimentale del processo, la condanna per tutti gli imputati a 2 mesi di reclusione, 100 euro di multa e interdizione ai pubblici uffici per la durata della pena. Di contro, gli avvocati difensori degli imputati avevano richiesto il proscioglimento anche in ragione di recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione per fatti analoghi avvenuti in passato.
Durante il dibattimento era intervenuto in aula anche Luigi Todini, imputato e figlio del docente universitario scomparso, difeso dagli avvocati Antonio Mereu e Pierluigi Olivieri. Nelle sue dichiarazioni spontanee aveva rimarcato che il padre “quando era cosciente e ancora in vita, più volte aveva espresso il desiderio di essere salutato, per l’ultima volta nell’abbandono della vita terrena, con l’omaggio della chiamata del “presente”, rito che si svolge richiamando il nome del defunto, a cui i partecipanti rispondono coralmente con il termine “presente”, significandone la permanenza e vicinanza, seppur in spirito, tra quanti hanno condiviso con lui, durante la vita terrena, l’appartenenza ad una comunità ideale”.Luigi Todini aveva sottolineato che “l’omaggio reso a mio padre, secondo le sue volontà, non è stato in nessun modo preorganizzato”, e aveva precisato che si trattava di “un fatto circostanziato a quell’occasione, ed in alcun modo sussisteva una volontà apologetica di un periodo storico, né tantomeno esisteva una volontà di inneggiare al disciolto partito fascista. È stata solo ed esclusivamente una cerimonia di commiato nei confronti di un defunto”.
Il Giudice monocratico dott. Sergio De Luca, nel pronunciamento della sentenza in data odierna, ha assolto i 22 imputati perché il fatto non sussiste.Al termine dell’udienza ha espresso soddisfazione Luigi Todini dichiarando che “finalmente si chiude questo capitolo, la giustizia ha fatto il suo corso. Non ho mai avuto dubbi o perplessità sull’esito processuale di una vicenda che si è protratta per quasi tre anni. All’epoca dei fatti, c’è stata una campagna mediatica che mai avrei immaginato, in alcuni casi pesante e strumentale che per certi versi gettava anche ombre sulla figura di mio padre. Ovviamente nulla da ridire sulla libertà di stampa e di informazione, sono anche io giornalista e difendo la libertà di cronaca e di opinione prima di ogni altra cosa”.
“È altrettanto evidente, però, che uscire a più riprese sulle prime pagine dei giornali, o tra i primi servizi dei TG nazionali, l’ho trovato veramente paradossale perché trattati alla stessa stregua di criminali colpevoli di atrocità mostruose. Ho anche cortesemente declinato l’invito a partecipare in diretta a note trasmissioni televisive sui canali nazionali in prima serata, perché non ritenevo opportuno alimentare polemiche e soprattutto volevo mantenere il riserbo sino alla conclusione del processo. La sentenza di oggi – conclude Todini – rappresenta la conferma che la libertà di opinione e la libera manifestazione del pensiero siano valori costituzionalmente garantiti. La giustizia ha fatto il suo corso”.
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