Anziana stuprata nel 2007 ora lo Stato deve risarcire

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La vittima (deceduta di recente) all’epoca aveva 75 anni e fu violentata in casa L’imputato è nullatenente. Il giudice: pagherà i danni la presidenza del Consigliodi Nadia Cossu

08 Luglio 2021

SASSARI. Quel 12 settembre del 2007 fu il giorno più buio della sua esistenza. Un’anziana donna di Sassari aveva 75 anni quando aprì la porta di casa a un uomo che riuscì a entrare con la forza, la spinse, la buttò a terra e la colpì più volte in faccia. Infine la portò in camera da letto e la violentò tenendola immobilizzata e picchiandola continuamente. Prima di andare via, come se non bastasse, la minacciò di morte costringendola a mettere in lavatrice le lenzuola.A distanza di quattordici anni da quella terribile esperienza il giudice Monica Moi della seconda sezione civile del tribunale di Cagliari, accogliendo la richiesta degli avvocati Pierluigi Olivieri e Marcello Masia ha condannato lo Stato a risarcire i familiari della vittima, deceduta di recente. La presidenza del Consiglio dei ministri dovrà pagare un indennizzo di 25mila euro più gli interessi (a partire dal 2012 sino al saldo) e le spese legali.Il responsabile di quel crimine disgustoso era stato condannato in abbreviato a 4 anni di carcere (sentenza passata in giudicato nel 2010) ma essendo nullatenente non aveva risarcito il danno (era stata disposta dal gup di Sassari una provvisionale di 30mila euro). Per questo motivo i legali della donna avevano citato in giudizio la presidenza del Consiglio dei ministri, nella persona dell’Avvocatura. E lo avevano fatto nel 2012 in virtù di una direttiva europea, all’epoca formalmente non ancora recepita dall’Italia, che assegna un indennizzo alle vittime di un “crimine violento” che non sono state risarcite dal colpevole. La direttiva 2004/80 della Comunità europea prevede appunto, in questi casi, l’intervento risarcitorio da parte degli Stati membri. Ma l’Italia quella direttiva l’ha adottata solo in seguito, nel 2016, istituendo tra l’altro un risarcimento irrisorio per le vittime di violenza sessuale. A metterci una pezza è stata la Corte di Giustizia europea che con le sue indicazioni ha spinto lo Stato ad adottare la norma finale nel 2020 che stabilisce un risarcimento di 25 mila euro «con possibilità di incremento di una somma equivalente alle spese mediche e assistenziali documentate, fino a un massimo di diecimila euro».A distanza di anni il tribunale civile ha stabilito che quella vittima (in questo caso i suoi familiari in vita) ha diritto a un risarcimento. Il giudice Moi ha ritenuto in particolare «palesemente infondata» una delle eccezioni (sono state tutte respinte) sollevate dalla difesa erariale: «Ha aperto incautamente a uno sconosciuto e quindi ha un concorso di colpa per quello che è accaduto» aveva detto l’Avvocatura dello Stato dichiarando inammissibile la richiesta della pensionata sassarese. Per il giudice civile di Cagliari, invece, la donna «al momento del fatto si era trovata in una situazione di inferiorità fisica rispetto al suo aggressore che, come emerge dagli atti, aveva usato la forza per aprire la porta dell’abitazione e fare ingresso al suo interno, contro la volontà della stessa (…)». E l’aver aperto la porta «oltre che usuale era proprio funzionale – scrive la Moi – e necessario a individuare il soggetto che di volta in volta si fosse presentato alla sua porta».I legali nel loro ricorso avevano scritto che il ricordo di quel pomeriggio terribile non aveva mai abbandonato l’anziana. Rimasta vittima anche di un senso di colpa che ne aveva aggravato lo stato di ansia e depressione tanto che veniva seguita dal centro di salute mentale. Ed era sola. Non si era mai sposata e non aveva avuto alcuna relazione fisica. Quella sera del 2007 chiamò i parenti e si fece portare al pronto soccorso: restò ricoverata in ospedale per sette giorni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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